L’OLIGOPOLIO VINCE SEMPRE

L’OLIGOPOLIO VINCE SEMPRE


 

Twitter@BorzattaP


Milano, 07 gen. - L’intelligente articolo “China's New International Mindset” di Francesco Sisci del 4 gennaio scorso sul blog di Gatestone Institute cita il cambiamento di approccio della Cina agli Stati Uniti indicato dalla frase pronunciata il 27 dicembre 2014 dal Vice Premier Wang Yang "The United States is the guide of the world; China is willing to join this system." E Wang Yang ha anche aggiunto "China and United States are global economic partners, but America is the guide of the world. America already has the leading system and its rules; China is willing to join the system and respect those rules and hopes to play a constructive role."

 

Giustamente Sisci nota il forte cambiamento di orientamento della Cina verso gli Stati Uniti il cui ruolo egemonico, in passato, era percepito in modo sospetto e mal digerito. Il suo articolo prosegue poi con un’intelligente valutazione storica e geostrategica di questa nuova attitudine cinese.

 

Mi permetto di aggiungere una mia considerazione da osservatore delle logiche “strategiche”.

 

La Cina ha oramai raggiunto gli Stati Uniti ed è sicuramente la seconda potenza mondiale di riferimento, con buona pace dell’Europa che sta dormendo sonni neanche tanto tranquilli.

 

Con questa affermazione la Cina accetta formalmente la leadership statunitense, ma di fatto – dichiarandosi loro partner – si mette allo stesso livello con “diritto” di interazione, influenza e condizionamento (come peraltro non potrebbe non essere visto il suo peso).

 

Lancia però – a mio parere – anche un altro messaggio, tipico di quando due competitori sono più avanti degli altri: “Cara America, mettiamoci d’accordo noi e gli altri dovranno stare (quasi) zitti”.

 

Questo si chiama anche “oligopolio” e, in altri contesti (honi soit qui mal y pense), “comitato d’affari”.



Europa, se ci sei batti un colpo!


7 gennaio 2015

 

@ Riproduzione riservata

LA CINA IMPARA PIÙ IN FRETTA DEGLI ALTRI

LA CINA IMPARA PIÙ IN FRETTA DEGLI ALTRI


Twitter@BorzattaP

shenzhe, 13 dic. - Sono appena reduce da una conferenza internazionale sull’innovazione del mondo finanziario tenuto in occasione dell’inaugurazione della nuova Zona Economica Speciale di Qianhai (Shenzhen).

 

C’erano quaranta speaker di alto livello dall’Asia e dall’Europa. I cinesi erano circa il 50% incluso il Vice Sindaco di Shenzhen e un Vice Presidente Esecutivo di ICBC (oggi oramai la più grande banca del mondo). Gli speaker cinesi più anziani erano cinquantenni.

 

Tutti i cinesi (e dico tutti!) sono intervenuti in inglese e hanno sempre utilizzato l’inglese. Questa era una richiesta – non vincolante (la traduzione simultanea era disponibile) – della presidenza della conferenza.

 

Solo cinque anni fa questo – come chi di voi frequenta la Cina – era letteralmente impensabile. Era impensabile per due motivi (in parte collegati): la stragrande maggioranza dei cinesi di mezza età parlava malissimo l'inglese e inoltre era un fatto di “orgoglio” nazionale affermare la propria lingua.

 

Credo sia opportuno però ricordare che da anni il Governo cinese spinge i dirigenti e i quadri dello Stato e della aziende statali (anche quelli di altissimo livello, compresi i ministri) ad imparare l’inglese.

 

Domanda: quante conferenze è possibile organizzare in Italia in cui alti dirigenti e leader politici possono permettersi di parlare solo in inglese? Da quanti anni diciamo che l’inglese deve diventare una nostra seconda lingua?

 

Purtroppo le risposte sono deprimenti. Per consolarci poniamoci però la stessa domanda per Paesi come il Giappone e la Francia.

 

A parte il fatto che, a mio parere, mal comune NON è mezzo gaudio, che cosa vuol dire questo sulla volontà e la capacità della Cina di giocare un ruolo sempre più importante a livello mondiale?

 

La Cina impara. La Cina è flessibile. La Cina vuole giocare sullo stesso terreno degli “avversari”.

 

13 dicembre 2014

 

@ Riproduzione riservata

XI JINPING PROPONE DI CREARE
E REALIZZARE IL SOGNO ASIA-PACIFICO

XI JINPING PROPONE DI CREARE<br />E REALIZZARE IL SOGNO ASIA-PACIFICO


Twitter@BorzattaP

 

Pechino, 09 nov. - A Pechino, quattro ore fa (per me che scrivo), domenica mattina ora cinese, Xi Jinping ha inaugurato con il suo discorso il summit 2014 dei leader dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) alla presenza di tutti i primi ministri dei 22 stati membri (tra cui Obama, Abe e Putin). Gli stati membri dell’APEC sono tutti quelli che si affacciano sul Pacifico. L’APEC è un organismo di cooperazione tra economie e, pur non avendo personalità giuridica (come ad esempio l’ONU), rappresenta la voce collettiva degli stati che saranno gli attori principali di quello che già si chiama il secolo cinese (o più diplomaticamente “asiatico”).

 

Queste riunioni si susseguono annualmente – a livello di primo ministro – da quando nel 1993 Bill Clinton inaugurò la prassi che si svolgesse al massimo livello politico e non a quello di funzionari.

 

L’efficacia operativa è ridotta, ma il significato simbolico politico e d’immagine è alto.

 

Nelle righe seguenti vorrei appunto “leggere” le prime notizie sul discorso di Xi Jinping solamente in chiave simbolica.

 

La fotografia di Xi Jinping all’apertura. Una sola poltrona e lui.

 

Il passaggio chiave e programmatico del suo discorso:

 

“We have a responsibility to the people of the region to create and realize the dream of the Asia-Pacific .


This dream is to insist on Asia-Pacific community spirit and sense of common destiny , follow peace, development , cooperation and win-win trend of the times , work together for prosperity and progress of Asia and the Pacific ; is to continue to lead the trend of world development , and make greater contributions to human well-being ; is to let more dynamic economy , freer trade , investment more convenient, smoother roads , closer interpersonal relationships ; is to allow people to live a more peaceful, prosperous life , so that children grow better, work better , a better life.


We want to achieve this goal and make greater efforts.”

(mia traduzione dall’inglese: “Abbiamo la responsabilità verso il popolo della regione di creare e realizzare il sogno dell’Asia-Pacifico.

 

Il sogno è di costruire sul senso di comunità e di destino comune dell’Asia Pacifico, di mantenere la pace, lo sviluppo, la cooperazione e il trend win-win di questo tempo, lavorare insieme per la prosperità e il progresso dell’Asia e del Pacifico; il sogno è di continuare a guidare lo sviluppo mondiale e di dare grandi contributi al benessere dell’uomo; il sogno è di facilitare economie più dinamiche, commerci più liberi, investimenti più convenienti, strade meno accidentate, relazioni interpersonali più strette; il sogno è di permettere alla gente di vivere una vita più pacifica e più prospera così che i loro figli possano crescere meglio, lavorare meglio, avere una vita migliore.


Vogliamo raggiungere questo obiettivo e vogliamo fare più sforzi (per raggiungerlo).” (I grassetti sono miei).

 

Quindi l’Asia-Pacifico ha un sogno proposto dalla Cina che ha un sogno. Gli Stati Uniti da tempo hanno un sogno (ancora forte, anche se a volte un po’ appannato).

 

E l’Europa: beh noi abbiamo Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea!

 

Nel suo discorso inaugurale ha detto che il suo compito principale sarà:

 

“As candidate for President of the European Commission, I see it as my key task to rebuild bridges in Europe after the crisis. To restore European citizens’ confidence. To focus our policies on the key challenges ahead for our economies and for our societies. And to strengthen democratic legitimacy on the basis of the Community method.”

 

(mia traduzione: “Come candidato alla Presidenza della Commissione Europea, vedo come mio compito chiave quello di ricostruire ponti in Europa dopo la crisi. Di ricostruire la fiducia dei cittadini Europei. Di concentrare le nostre politiche sulle sfide chiave che ci attendono per le nostre economie e per le nostre società. Infine di rafforzare la legittimità democratica sulla base del metodo comunitario.”)

 

Lascio a Voi interpretazioni, riflessioni, commenti. Sull’Asia, sul Pacifico, sugli Stati Uniti, sull’Europa, su questi nostri tempi di grandi cambiamenti geopolitici, sulle ascese e discese delle civiltà, sui sogni …

 

Ah! anch’io ho un sogno: che qualcuno rimetta il mandato (o sia forzato a farlo), magari sull’onda di uno scandalo fiscal-politico di un paese centro-europeo da lui governato negli ultimi 20 anni … indovinate chi?


09 novembre 2014