MARCO POLO VERSUS MATTEO RICCI

Shanghai, 23 apr.- Alcune sere fa, in Cina, ho cenato in un banchetto ufficiale con funzionari governativi di altissimo livello, un generale, alcuni intellettuali e un pittore.

Come ospite straniero ho ricevuto la solita cortesissima attenzione di tutti ed in particolare del politico più importante, Direttore di un importante organismo statale, uomo chiaramente colto e con ampia esperienza internazionale.

Ad un certo punto questo signore ha fatto riferimento a Marco Polo, dicendo (per cortesia nei miei confronti) che grazie a lui i cinesi avevano imparato a conoscere gli spaghetti.

Al che – per rendere la cortesia - gli ho risposto che forse era vero, ma che forse era vero anche il contrario e che mi sembrava che nessuno lo potesse dire con certezza. Ho poi anche aggiunto che mi sembrava che Marco Polo, per quanto molto noto oggi, non avesse lasciato particolare traccia negli annali di storia cinese. Matteo Ricci, al contrario, mi sembrava che fosse molto più apprezzato dalla Cina e soprattutto che di lui vi siano abbondanti tracce negli annali cinesi. Ho poi chiesto che cosa ne pensasse lui. Ecco la sua risposta, quasi testuale.

"Lei ha ragione, per noi Marco Polo è poco più di una leggenda. Forse non è mai neppure arrivato a Pechino, anche se è stato molto bravo a raccogliere informazioni sulla nostra vita, sui nostri costumi e sulla nostra vita di corte e poi a scriverle nel suo libro che voi tanto apprezzate. Certo non è mai stato un consigliere dell'imperatore. Matteo Ricci invece è un grande nella storia cinese perché ha veramente costruito un ponte importante per la comprensione tra i nostri due mondi."

Mi sono così sentito autorizzato a chiedere il loro parere sul fatto che sembra che il nome moderno della Cina (Zhong Guo: Regno di Mezzo) sia stato in realtà usato per la prima volta da Matteo Ricci che disegnando la carta geografica del mondo per l'imperatore cinese pensò bene (probabilmente prima volta nella storia della cartografia) di mettere la Cina al centro della mappa (ai tempi si metteva ovviamente l'Europa) e chiamarla appunto "regno che sta al centro della carta" perché non voleva utilizzare il nome che allora utilizzavano (Tian Xia: Tutto ciò che sta sotto il Cielo) perché troppo riduttivo della civiltà europea.

Tutti hanno ammesso la conoscenza della carta di Matteo Ricci e il pittore ha addirittura confermato a tutti gli altri che anche a lui risultava con certezza che il nome moderno della Cina fosse stato "inventato" e utilizzato per la prima volta da Matteo Ricci: un italiano.

Confrontiamo un attimo i due personaggi.

Marco Polo. Non vi è traccia della sua presenza a Pechino. Sicuramente bravo nello scrivere un libro per stupire i suoi contemporanei con notizie curiose e intriganti. Grande successo in occidente per questo suo libro.

Matteo Ricci. Grande importanza accertata per la Cina a cui portò conoscenze importanti in geografia, matematica e astronomia. Consigliere di più imperatori. Profondo studioso della lingua cinese. Compilatore del primo dizionario tra una lingua occidentale (portoghese) e il cinese. "Inventore" del nome moderno della Cina.

Non ho dati statistici certi, ma in Italia Marco Polo piace molto ed è straordinariamente più noto di Matteo Ricci (tranne che a Macerata dove Matteo Ricci nacque). Fate un test: chiedete ai vostri amici. Poi magari fate qualche riflessione in proposito.

Inutile dire che se qualcuno pensa che mi sbagli, è pregato di dirlo.


QUALCUNO PRENDE NOTA?

Shanghai, 20 apr.- Un nuovo stadio da USD 35 milioni regalato alle Bahamas. Una nuova scuola, un ospedale e uno stadio alla Repubblica Domenicana. Ad Antigua una centrale elettrica. A Trinidad il restauro del Palazzo Presidenziale. Prestiti per USD 6,3 miliardi a vari paesi dei Caraibi.

Questa è la nuova "offensiva di primavera" (o dovremmo forse chiamarlo "bombardamento a tappeto", tanto per restare nella metafora militare) della Cina nella regione caraibica.

Non è come in Africa, dove questo tipo di "regali" è servito per acquisire materie prime. In quella regione, la Cina sta cercando di assicurarsi collaborazioni di lungo periodo e luoghi dove investire per il turismo. Nello stesso tempo sta entrando a gamba tesa nel back yard tradizionale degli Stati Uniti.

Ieri è iniziata la visita ufficiale del Primo Ministro Tailandese Yingluck Shinawatra in Cina. Verranno firmati vari accordi commerciali. La Cina incassa però anche una dichiarazione del Primo Ministro Tailandese che la Tailandia non ha dispute territoriali con la Cina nel Mar della Cina Meridionale e che resterà neutra nelle (molte) dispute che la Cina ha con gli altri paesi della zona.

Qualche settimana fa è arrivato a Pechino il Primo Ministro Turco Erdogan a firmare molti accordi, tra cui quello per la collaborazione nucleare (di cui avevo già parlato in questo blog) oltre che la dichiarazione di lavorare insieme per la pace nelle regioni dell'ovest cinese (Xinjiang – dove vivono le minoranze di origine turca). La lista può continuare con un numero notevole di visite di stato – in un senso o nell'altro – in/da molti paesi del mondo.

L'attivismo diplomatico a livello geopolitico del Governo Cinese è notevolissimo.

Due domande: ma le Cancellerie Occidentali - come si usava dire una volta – stanno prendendo buona nota? E se sì, che conclusioni ne traggono e soprattutto che cosa intendono fare?

UNA TRANSAZIONE MORBIDA?

 

Shanghai, 19 apr.- Non passa giorno qui in Cina che non compaia qualche articolo su giornali, sia in lingua cinese che inglese (sul China Daily in inglese di un paio di giorni fa vi era addirittura un'intera pagina firmata genericamente dall'agenzia governativa Xinhua), per commentare come l' affaire Bo Xilai, pur nella sua gravità, sia però la dimostrazione di due punti importanti per la Cina moderna.

Il primo è che in Cina oggi – secondo questi commenti – vi è oramai la rule of law: tutti sono soggetti alla legge!

Il secondo punto è come questa transizione di leadership sia morbida e fisiologica.

Ma noi, in Italia, dai tempi dei romani diciamo: excusatio non petita …

Pensierino ad alta voce: visto che la transizione è così morbida, nonostante che l' affaire Bo Xilai abbia messo in difficoltà molte personalità sia del Comitato Permanente uscente che di quelle candidate al prossimo e più in generale delle coalizioni a lui associate, ovviamente non ci dovranno essere contraccolpi sul prossimo Congresso del Partito. O no?