L’ITALIA FORSE CAMBIA VERSO IN CINA

L’ITALIA FORSE CAMBIA VERSO IN CINA


Twitter@BorzattaP

 

Pechino, 11 giu. - Giornata clou del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in Cina. Dopo una sosta in Vietnam (Prima visita di stato di un Presidente del Consiglio Italiano in quel Paese che sta diventando importante per le nostre aziende) e una tappa a Shanghai con incontro con la comunità italiana di quella città, oggi Renzi è arrivato a Pechino e dopo incontri di governo è venuto a chiudere insieme al Primo Ministro cinese Li Keqiang la riunione inaugurale del Business Forum Italia – Cina.

 

In questo mio commento, desidero solo descrivervi le mie impressioni da “old China hands” che di missioni in Cina del Governo Italiano ne ho viste molte.

 

La riunione con oltre 120 capi azienda arrivati dall’Italia, più quelli residenti e un numero molto alto di capi azienda cinesi è stata sicuramente un successo, soprattutto se confrontata a quelle del passato in cui quasi mai si erano visti capi azienda italiani di alto calibro (come: Moretti – Finmeccanica, Starace – Enel, Ghizzoni – Unicredito, Guerra – Luxottica, ecc.) e anche molti pari grado cinesi di grandissimi gruppi cinesi (Vanke, Avic, Shanghai Electric, ecc.). Quello che dà la misura del successo è il numero di Capi di grandi aziende cinesi che erano presenti e che sono rimasti per tutto il Business Forum.

 

A chiusura del Forum sono stati firmati un numero alto di importanti accordi e contratti. Date un’occhiata ai giornali che ne riportano lista e valore. Una lista che ero abituato a vedere al termine delle missioni tedesche, non delle nostre.

 

Ma il grande cambiamento è arrivato con il discorso di Renzi alla fine del Forum dopo quello di Li Keqiang. Il Primo Ministro cinese ha fatto un buon intervento classico, sottolineando i punti di forza della collaborazione dei due stati. Degna di nota l’apertura quando ha detto “Renzi è Presidente del Consiglio da tre mesi, ma è già stato capace di portare 300 aziende italiane a questo forum…!” (tradotto da me a braccio e a memoria).

 

Poi Renzi ha fatto un bellissimo intervento dicendo (in estrema sintesi) che l’Italia ha un background storico e culturale altrettanto lungo quanto quello della Cina e che proprio da ciò devono nascere le forze per la nostra partnership, ha poi detto che le aziende italiane vengono in Cina non per delocalizzare, ma perché hanno iniziato un forte ciclo di internazionalizzazione, che questo ciclo di internazionalizzazione lo possiamo fare insieme alle aziende cinesi, ha chiuso dicendo che Cina e Italia devono stare insieme come una tartaruga e un cavallo: per avere calma, pazienza, ponderazione al fine di correre (insieme) sempre più velocemente.

 

Al di là dei validi contenuti ho notato uno spirito e un atteggiamento diverso. Tutti i Presidenti del Consiglio italiani che ho sentito parlare di fronte a Primi Ministri cinesi hanno sempre avuto un tono dimesso e quasi di inferiorità psicologica nei confronti del collega cinese. Magari hanno fatto discorsi validi (a volte no), ma comunque si avvertiva (o meglio: io avvertivo) nelle parole, nei toni e negli atteggiamenti non verbali una sudditanza psicologica.

 

Renzi ha fatto esattamente il contrario e l’ha fatto da gran signore.
  Dando sempre – in modo sincero e credibile – riconoscimenti ai commenti del collega cinese che aveva parlato prima di lui, ma facendo capire in ogni istante che non c’era alcun timore e nessuna sudditanza psicologica, forse il contrario.

 

Il clou è stato quando Renzi ha ottenuto uno scrosciante applauso a scena aperta e non solo alla fine (Li Keqiang ha avuto un convinto applauso solo alla fine) e lo ha “girato” anche a Li Keqiang dicendo che era anche grazie alle parole precedenti del collega che lui aveva potuto dire la frase così apprezzata. Un gesto da grande leader! Nella sostanza e nei modi.

 

Questo mi ha anche fatto riconsiderare gli “errori” che gli esperti di Cina (incluso il sottoscritto sia pure non espertissimo come altri) stavano attribuendo a questo viaggio di Renzi. Lo stop in Vietnam (con cui la Cina ha attriti forti di carattere territoriale con recenti scontri violentissimi in Vietnam contro i cinesi che colà fanno affari o hanno aziende) e il passaggio da Shanghai prima di Pechino, mentre l’etichetta cinese prevedrebbe l’inizio di qualunque viaggio ufficiale dalla capitale. Forse, ha voluto dire: “noi veniamo in pace e vogliamo fare affari con voi, ma non siamo disposti a seguire le vostre regole su cose che non vi riguardano.”

 

Se lui, il Governo italiano e noi – imprenditori italiani – avremo la forza di realizzare tutto quello che lui promette e che noi da decenni diciamo di voler fare, beh … forse l’Italia sta cambiando verso anche in Cina.

 

Vi riporto, come nota finale, il fatto che per la prima volta, in decenni, ho sentito dire a voce alta a moltissimi partecipanti italiani: “siamo orgogliosi di essere italiani e per la prima volta non dobbiamo vergognarci!” La penso così anch’io.


11 giugno 2014

L’ITALIANO DOVE È?

L’ITALIANO DOVE È?


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Pechino, 09 giu. - Oggi sono arrivato a Pechino. In fila al controllo immigrazione dell’aeroporto di Pechino ho osservato con più attenzione, la fila era un po’ più lunga del solito,  i grandi “gonfaloni” appesi al soffitto con la scritta in varie lingue “Benvenuti in Cina”.

 

I “gonfaloni” si estendono per tutta la lunghezza dell’immenso salone. Il primo, in testa agli altri, è in lingua cinese.

 

Gli altri, in successione “decrescente” (allontanandosi in profondità da chi sta in fila ai banchi di controllo), sono nelle seguenti lingue:



Inglese
Tedesco
Russo
Spagnolo
Francese
Arabo
Coreano

 

L’Italiano dove è?

 

Non so se il Presidente Renzi, in arrivo anche a lui a Pechino nei prossimi giorni, passerà da questo salone e se noterà questo “particolare”. Spero che qualcuno glielo riferisca.



8 giugno 2014

 

 

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IL VERSO È CAMBIATO

IL VERSO È CAMBIATO


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Milano, 22 apr. - Un altro reportage dal Boao Forum 2014 (si veda precedente post di questo mio blog).

 

In quasi tutte le sessioni alle quali ho partecipato ho sentito gli speaker stranieri chiedere chiaramente e fortemente che la Cina vada a investire nei loro Paesi.

 

Gli Europei (prevalentemente inglesi e francesi) hanno chiesto, quasi supplicato, di comperare le aziende europee in difficoltà, ma piene di tecnologia che i “muscoli cinesi” (sic) potrebbero valorizzare in tutto il mondo.

 

Gli Indiani hanno chiesto di investire nelle loro infrastrutture di cui hanno grande bisogno.

 

I Brasiliani hanno chiesto la stessa cosa.

 

Perfino gli Statunitensi hanno chiesto di investire nelle loro infrastrutture sia logistiche (strade, ponti, ferrovie e aeroporti) che stanno andando in malora, sia nelle infrastrutture di trasporto dello shale gas.

 

Secondo Wang Boming – Editor-in-Chief della rivista Caijing (la Fortune cinese) la Cina ha investito all’estero, nell’ultimo anno, 100 miliardi di dollari. Ha però disponibile un paio di trilioni di dollari cash da investire all’estero. Almeno 500 miliardi – sempre secondo Wang Boming - saranno investiti nei prossimi due o tre anni.



22 aprile 2014