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XI JINPING PROPONE DI CREARE
E REALIZZARE IL SOGNO ASIA-PACIFICO

XI JINPING PROPONE DI CREARE<br />E REALIZZARE IL SOGNO ASIA-PACIFICO


Twitter@BorzattaP

 

Pechino, 09 nov. - A Pechino, quattro ore fa (per me che scrivo), domenica mattina ora cinese, Xi Jinping ha inaugurato con il suo discorso il summit 2014 dei leader dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) alla presenza di tutti i primi ministri dei 22 stati membri (tra cui Obama, Abe e Putin). Gli stati membri dell’APEC sono tutti quelli che si affacciano sul Pacifico. L’APEC è un organismo di cooperazione tra economie e, pur non avendo personalità giuridica (come ad esempio l’ONU), rappresenta la voce collettiva degli stati che saranno gli attori principali di quello che già si chiama il secolo cinese (o più diplomaticamente “asiatico”).

 

Queste riunioni si susseguono annualmente – a livello di primo ministro – da quando nel 1993 Bill Clinton inaugurò la prassi che si svolgesse al massimo livello politico e non a quello di funzionari.

 

L’efficacia operativa è ridotta, ma il significato simbolico politico e d’immagine è alto.

 

Nelle righe seguenti vorrei appunto “leggere” le prime notizie sul discorso di Xi Jinping solamente in chiave simbolica.

 

La fotografia di Xi Jinping all’apertura. Una sola poltrona e lui.

 

Il passaggio chiave e programmatico del suo discorso:

 

“We have a responsibility to the people of the region to create and realize the dream of the Asia-Pacific .


This dream is to insist on Asia-Pacific community spirit and sense of common destiny , follow peace, development , cooperation and win-win trend of the times , work together for prosperity and progress of Asia and the Pacific ; is to continue to lead the trend of world development , and make greater contributions to human well-being ; is to let more dynamic economy , freer trade , investment more convenient, smoother roads , closer interpersonal relationships ; is to allow people to live a more peaceful, prosperous life , so that children grow better, work better , a better life.


We want to achieve this goal and make greater efforts.”

(mia traduzione dall’inglese: “Abbiamo la responsabilità verso il popolo della regione di creare e realizzare il sogno dell’Asia-Pacifico.

 

Il sogno è di costruire sul senso di comunità e di destino comune dell’Asia Pacifico, di mantenere la pace, lo sviluppo, la cooperazione e il trend win-win di questo tempo, lavorare insieme per la prosperità e il progresso dell’Asia e del Pacifico; il sogno è di continuare a guidare lo sviluppo mondiale e di dare grandi contributi al benessere dell’uomo; il sogno è di facilitare economie più dinamiche, commerci più liberi, investimenti più convenienti, strade meno accidentate, relazioni interpersonali più strette; il sogno è di permettere alla gente di vivere una vita più pacifica e più prospera così che i loro figli possano crescere meglio, lavorare meglio, avere una vita migliore.


Vogliamo raggiungere questo obiettivo e vogliamo fare più sforzi (per raggiungerlo).” (I grassetti sono miei).

 

Quindi l’Asia-Pacifico ha un sogno proposto dalla Cina che ha un sogno. Gli Stati Uniti da tempo hanno un sogno (ancora forte, anche se a volte un po’ appannato).

 

E l’Europa: beh noi abbiamo Juncker, il nuovo Presidente della Commissione Europea!

 

Nel suo discorso inaugurale ha detto che il suo compito principale sarà:

 

“As candidate for President of the European Commission, I see it as my key task to rebuild bridges in Europe after the crisis. To restore European citizens’ confidence. To focus our policies on the key challenges ahead for our economies and for our societies. And to strengthen democratic legitimacy on the basis of the Community method.”

 

(mia traduzione: “Come candidato alla Presidenza della Commissione Europea, vedo come mio compito chiave quello di ricostruire ponti in Europa dopo la crisi. Di ricostruire la fiducia dei cittadini Europei. Di concentrare le nostre politiche sulle sfide chiave che ci attendono per le nostre economie e per le nostre società. Infine di rafforzare la legittimità democratica sulla base del metodo comunitario.”)

 

Lascio a Voi interpretazioni, riflessioni, commenti. Sull’Asia, sul Pacifico, sugli Stati Uniti, sull’Europa, su questi nostri tempi di grandi cambiamenti geopolitici, sulle ascese e discese delle civiltà, sui sogni …

 

Ah! anch’io ho un sogno: che qualcuno rimetta il mandato (o sia forzato a farlo), magari sull’onda di uno scandalo fiscal-politico di un paese centro-europeo da lui governato negli ultimi 20 anni … indovinate chi?


09 novembre 2014

HONG KONG E LA CINA

HONG KONG E LA CINA


Twitter@BorzattaP

 

Milano, 06 ott. - Occupy Central – al momento in cui scrivo – sta ancora occupando Hong Kong. Fra poche ore, la mattina di lunedì 6 ottobre, sapremo se si andrà verso un progressivo spegnimento della “rivolta” o verso gravi (o gravissimi) incidenti di piazza.

 

Non voglio fare alcuna previsione, peraltro inutile perché quando leggerete queste righe sapremo già che piega hanno preso gli avvenimenti. Desidero invece ragionare con voi su quelle che comunque possono essere le alternative possibili e se e come possano influenzare il futuro della Cina.

 

Alternativa UNO. I protestanti, un po’ stanchi e un po’ sotto la pressione degli abitanti che non vogliono perdere business, si ritirano progressivamente. Esito: nulla è cambiato, il mugugno sotto traccia contro la Cina aumenterà un po’.

 

Alternativa DUE. La repressione diventa violenta o molto violenta. Alla fine i manifestanti andranno comunque a casa e la censura in Cina avrà un altro tema da controllare attentamente (come fa ad esempio con i fatti di Tian An Men). Esito: nulla è cambiato, il mugugno sotto traccia contro la Cina aumenterà molto.

 

Alternativa TRE. Tutti o quasi i cittadini di Hong Kong scendono in piazza e forzano le dimissioni del Governatore CY Leung e ottengono, con o senza spargimento di sangue, prima o dopo, un’altra legge elettorale.
  Esito: cambia molto a Hong Kong, almeno per un po’. L’immagine della Cina si appanna per un po’ nel mondo, ma la Cina non cambia.

 

Alternativa QUATTRO. Come la tre, ma l’incendio si sparge alla Cina. Esito: grande instabilità in Cina e forse anche nel mondo.

 

Se dovessimo andare verso l’alternativa QUATTRO, la situazione potrebbe diventare molto molto preoccupante. Ma quali sono le probabilità che ciò accada? Credo molto basse, la Cina teme esattamente questa alternativa, quindi farà di tutto per non farla accadere.

 

Anche la TRE disturberebbe non poco la Cina (perché teme la QUATTRO) e quindi credo che cercherà di evitarla con tutti i mezzi possibili.

 

Ma, tralasciando la QUATTRO, che cosa altro potrà accadere alla Cina? In questi giorni ho letto commenti, anche di personaggi famosi su queste colonne, che dimostrano che forse non hanno ancora bene interiorizzato alcuni capisaldi della Cina e del suo Governo, in mano al Partito Comunista Cinese (PCC):

 

1.    La Cina intende crescere e occupare, da pari a pari, il “suo posto nel mondo”.
2.    Il PCC intende ottenere questo come suo obiettivo principale (anche per la sua sopravvivenza, ma non solo).
3.    Su questo obiettivo il PCC ha l’appoggio maggioritario dei cinesi.
4.    La potenza finanziaria della Cina e la debolezza economica dell’Occidente danno strumenti alla Cina che renderanno quasi impossibile l’indipendenza di Hong Kong, ma anche di Taiwan.
5.    L’interesse della Cina è orientato prevalentemente a massimizzare i benefici per la propria gente.

 

Questi punti fanno sì, a mio parere, che tutto ciò che è stato scritto e detto sull’impatto negativo di quanto la Cina farà sul sua capacità di attrarre Taiwan e più in generale sulla sua immagine, con relativo soft power, nel mondo è sostanzialmente privo di senso.

 

Fin che la maggioranza dei cinesi sarà sostanzialmente d’accordo sull’attuale strategia del Paese e non mostrerà effettivo desiderio di maggiori libertà politiche, il Governo cinese avrà tutti i mezzi per tenere Hong Kong e quanto meno per non lasciare andare Taiwan verso l’indipendenza.

 

In questi giorni miei amici di Hong Kong e Taiwan mi dicono: “può non piacerci il PCC e l’atteggiamento del governo cinese, ma alla fine noi siamo cinesi!”.

 

Della sua immagine, nei prossimi anni, nel mondo, credo che alla Cina interessi relativamente poco. Tanto poi noi comunque faremo affari con loro, le comunità cinesi all’estero continueranno a crescere, difficilmente rinunceremo a una delle poche locomotive dell’economia mondiale.

 

Questo al di là del fatto che ci piaccia o meno la democrazia e la libertà politica. E a me piace molto, ma …



6 ottobre 2014

 

@Riproduzione riservata

L’ITALIA FORSE CAMBIA VERSO IN CINA

L’ITALIA FORSE CAMBIA VERSO IN CINA


Twitter@BorzattaP

 

Pechino, 11 giu. - Giornata clou del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in Cina. Dopo una sosta in Vietnam (Prima visita di stato di un Presidente del Consiglio Italiano in quel Paese che sta diventando importante per le nostre aziende) e una tappa a Shanghai con incontro con la comunità italiana di quella città, oggi Renzi è arrivato a Pechino e dopo incontri di governo è venuto a chiudere insieme al Primo Ministro cinese Li Keqiang la riunione inaugurale del Business Forum Italia – Cina.

 

In questo mio commento, desidero solo descrivervi le mie impressioni da “old China hands” che di missioni in Cina del Governo Italiano ne ho viste molte.

 

La riunione con oltre 120 capi azienda arrivati dall’Italia, più quelli residenti e un numero molto alto di capi azienda cinesi è stata sicuramente un successo, soprattutto se confrontata a quelle del passato in cui quasi mai si erano visti capi azienda italiani di alto calibro (come: Moretti – Finmeccanica, Starace – Enel, Ghizzoni – Unicredito, Guerra – Luxottica, ecc.) e anche molti pari grado cinesi di grandissimi gruppi cinesi (Vanke, Avic, Shanghai Electric, ecc.). Quello che dà la misura del successo è il numero di Capi di grandi aziende cinesi che erano presenti e che sono rimasti per tutto il Business Forum.

 

A chiusura del Forum sono stati firmati un numero alto di importanti accordi e contratti. Date un’occhiata ai giornali che ne riportano lista e valore. Una lista che ero abituato a vedere al termine delle missioni tedesche, non delle nostre.

 

Ma il grande cambiamento è arrivato con il discorso di Renzi alla fine del Forum dopo quello di Li Keqiang. Il Primo Ministro cinese ha fatto un buon intervento classico, sottolineando i punti di forza della collaborazione dei due stati. Degna di nota l’apertura quando ha detto “Renzi è Presidente del Consiglio da tre mesi, ma è già stato capace di portare 300 aziende italiane a questo forum…!” (tradotto da me a braccio e a memoria).

 

Poi Renzi ha fatto un bellissimo intervento dicendo (in estrema sintesi) che l’Italia ha un background storico e culturale altrettanto lungo quanto quello della Cina e che proprio da ciò devono nascere le forze per la nostra partnership, ha poi detto che le aziende italiane vengono in Cina non per delocalizzare, ma perché hanno iniziato un forte ciclo di internazionalizzazione, che questo ciclo di internazionalizzazione lo possiamo fare insieme alle aziende cinesi, ha chiuso dicendo che Cina e Italia devono stare insieme come una tartaruga e un cavallo: per avere calma, pazienza, ponderazione al fine di correre (insieme) sempre più velocemente.

 

Al di là dei validi contenuti ho notato uno spirito e un atteggiamento diverso. Tutti i Presidenti del Consiglio italiani che ho sentito parlare di fronte a Primi Ministri cinesi hanno sempre avuto un tono dimesso e quasi di inferiorità psicologica nei confronti del collega cinese. Magari hanno fatto discorsi validi (a volte no), ma comunque si avvertiva (o meglio: io avvertivo) nelle parole, nei toni e negli atteggiamenti non verbali una sudditanza psicologica.

 

Renzi ha fatto esattamente il contrario e l’ha fatto da gran signore.
  Dando sempre – in modo sincero e credibile – riconoscimenti ai commenti del collega cinese che aveva parlato prima di lui, ma facendo capire in ogni istante che non c’era alcun timore e nessuna sudditanza psicologica, forse il contrario.

 

Il clou è stato quando Renzi ha ottenuto uno scrosciante applauso a scena aperta e non solo alla fine (Li Keqiang ha avuto un convinto applauso solo alla fine) e lo ha “girato” anche a Li Keqiang dicendo che era anche grazie alle parole precedenti del collega che lui aveva potuto dire la frase così apprezzata. Un gesto da grande leader! Nella sostanza e nei modi.

 

Questo mi ha anche fatto riconsiderare gli “errori” che gli esperti di Cina (incluso il sottoscritto sia pure non espertissimo come altri) stavano attribuendo a questo viaggio di Renzi. Lo stop in Vietnam (con cui la Cina ha attriti forti di carattere territoriale con recenti scontri violentissimi in Vietnam contro i cinesi che colà fanno affari o hanno aziende) e il passaggio da Shanghai prima di Pechino, mentre l’etichetta cinese prevedrebbe l’inizio di qualunque viaggio ufficiale dalla capitale. Forse, ha voluto dire: “noi veniamo in pace e vogliamo fare affari con voi, ma non siamo disposti a seguire le vostre regole su cose che non vi riguardano.”

 

Se lui, il Governo italiano e noi – imprenditori italiani – avremo la forza di realizzare tutto quello che lui promette e che noi da decenni diciamo di voler fare, beh … forse l’Italia sta cambiando verso anche in Cina.

 

Vi riporto, come nota finale, il fatto che per la prima volta, in decenni, ho sentito dire a voce alta a moltissimi partecipanti italiani: “siamo orgogliosi di essere italiani e per la prima volta non dobbiamo vergognarci!” La penso così anch’io.


11 giugno 2014