FOCUS SULL'ITALIA
COME I CINESI OSSERVANO LA CRISI
di Antonio Talia
Twitter@AntonioTalia
Pechino, 14
giu.- Com'è la crisi del debito pubblico europeo vista da Oriente? In
questi giorni i media cinesi dedicano ampio spazio al pericolo Europa:
i toni variano dall'allarmistico all'accusatorio, ma non mancano
neanche inviti alla calma e alla moderazione.
E tutti i riflettori sono puntati sull'Italia.
"Siamo
ancora in mezzo alla crisi, il salvataggio dell'Italia non è ancora una
possibilità da escludere", dice al "Primo Quotidiano Economico" Xu
Zhiyuan, manager del National Investment Fund. Secondo Xu, l'Italia si
sta ostinando a rifiutare gli aiuti esterni, ma gli investitori
ritengono che i destini di Roma e Madrid siano ormai legati
indissolubilmente. "Da sempre in Italia il controllo del debito e il
tasso di disoccupazione sono migliori di quelli spagnoli- spiega
l'economista- ma il pessimismo è causato soprattutto dal debito
pubblico italiano, che copre il 120% del PIL ed è il doppio di quello
spagnolo".
"La situazione italiana non è grave come quella
spagnola- si legge in un editoriale dell'influente sito di informazione
Hexun- e con l'arrivo di Monti il rapporto tra deficit e PIL è sceso
del 3,9%, ancora lontano dal tetto del 3% fissato dall'Ue, ma anche dai
livelli di Madrid. Ma se l'Italia fa uno starnuto, l'influenza potrebbe
contagiare l'intera Europa. Se emergono problemi sul debito italiano,
nessun altro potrebbe soccorrerla, a parte la Banca centrale. Se la
Germania e i paesi dell'Europa del Nord si rifiutano di farlo, la BCE
da sola non potrà esercitare un'azione efficace. Ecco perché gli
investitori temono che l'Italia diventi la prossima Spagna".
Il
sito economico eastmoney.com riporta le opinioni di analisti stranieri
come Thomas Mayer, Chief Economist di Deutsche Bank: "L'Italia non ha
molte capacità di di proteggersi da sola. Monti è diventato premier nel
novembre scorso, allora i rendimenti dei titoli avevano raggiunto il
7%. Mario Monti ha messo in atto provvedimenti da 20 miliardi di euro
per ridurli, misure come la riforma delle pensioni, del mercato del
lavoro e del sistema industriale. A febbraio il rendimento dei titoli
era sceso di 200 punti, ma la difficoltà delle banche in Grecia e
Spagna hanno causato i nuovi aumenti. Se l'Italia non riesce a ottenere
finanziamenti dai mercati, è ovvio che gli investitori perderanno
fiducia, e dovrà intervenire la BCE".
La linea ufficiale è
quella tracciata lunedì scorso dal dal Quotidiano del Popolo, organo
ufficiale del Partito comunista cinese: "I problemi che possono essere
risolti con il denaro non sono veri problemi,- si legge nell'articolo
–di fatto, l'Europa sta affrontando un problema di sopravvivenza e
integrazione tra diversi sistemi. Superare la crisi dipende dalla
capacità delle nazioni più indebitate di adottare riforme dolorose e di
mostrare la forza di carattere necessaria ad applicarle".
Ma
alcuni funzionari lasciano da parte la retorica e bacchettano l'Ue: "I
motivi della crisi vanno individuati in un welfare eccessivo e nelle
norme sul lavoro che inducono gli europei alla pigrizia," aveva
dichiarato qualche mese fa il presidente del board dei supervisori del
fondo sovrano CIC Jin Liqun. "Gli europei devono lavorare più duramente
e lavorare più a lungo. L'Europa faccia le riforme che deve fare, e
dopo si potrà intervenire".
Altri, adoperano il tradizionale
basso profilo cinese, ma esprimono comunque pessimismo. La Cina ha
messo a punto un piano per prepararsi alla fine dell'euro? "Speriamo il
meglio e ci prepariamo al peggio" ha dichiarato lunedì scorso il
viceministro delle Finanze cinese Zhu Guangyao.
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