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IN CALO DEL 3,2% DOPO PERDITA 7,2%

BORSA SHANGHAI A PICCO, GERACI:
"GOVERNO PECHINO NON INTERVERRA'"

BORSA SHANGHAI A PICCO, GERACI:<br /> GOVERNO PECHINO NON INTERVERRA


Di Alessandra Spalletta


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Roma, 03 lug. - Caduta a piombo: ha perso il 5% in 15 minuti. Michele Geraci lo aveva previsto su agichina ma neanche lui si aspettava che la borsa di Shanghai colasse così a picco; il mercato azionario argina parzialmente le sue perdite che a metà giornata l'hanno vista lasciare sul terreno fino al 7,24%. In questo momento il mercato ha rintracciato in parte e le perdite si limitano al 3,25% a 3.785,57 punti. Le borse quindi scendono a piombo più di quanto aveva previsto l’economista della Nottingham University Business School China secondo cui “si e' innescato un meccanismo irreversibile". 

 

Cosa fara' il governo di Pechino per arrestare questa spirale?  “Il governo cinese non ha mezzi per arginare questa tendenza. E non vuole farlo. Ci sono possibili nuove iniziative in corso come il blocco delle nuove Ipo; ieri circolava un rumor non confermato secondo cui potrebb essere proibita la vendita allo scoperto di azioni” aggiunge Geraci che è anche direttore del Global Policy Institute China ed esperto di mercati finanziari. “L’ulteriore abbassamento del 0,25% del tasso d’interesse operato dalla banca centrale cinese nei giorni scorsi, non ha avuto nessun effetto. Il governo cinese da un lato non vuole intervenire: dobbiamo sfatare questo mito del governo che va in soccorso del mercato, non è questo il suo ruolo; non l’ha fatto nel 2007 non vedo perché dovrebbe farlo ora. Le autorità cinesi, dall'altro, non hanno neanche mezzi efficaci d’intervento perché il mercato è più forte di qualsiasi mossa pubblica”.

 

A innescare la bolla, la prassi di prendere denaro a prestito solo ed esclusivamente per investirlo in borsa puntando sulla speranza che il mercato avrebbe continuato la sua crescita inarrestabile. "In Cina gli investitori istituzionali hanno cominciato a vendere, ma l'ossatura del mercato e' fatta di privati, quindi e' facile che il panico si diffonda tra la popolazione" dice all'Agi Geraci. Indifferente alle turbolenze innescate sui mercati europei dalla crisi greca, la bolla della borsa cinese, dopo essere cresciuta in 12 mesi di oltre il 150%, e' scoppiata tra giugno e luglio. Il mercato di Shanghai ha visto dal picco massimo raggiunto il 12 giugno un crollo di oltre il 20% in soli 18 giorni, malgrado le recenti mosse della banca centrale che ha abbassato ulteriormente i tassi. A innescare la bolla, la prassi di prendere denaro a prestito solo ed esclusivamente per investirlo in borsa puntando sulla speranza che il mercato avrebbe continuato la sua crescita inarrestabile. "Il mercato sta crollando e continuera' a crollare perche si e' innescata una bolla negli ultimi sei mesi peché il governo ha continuamente abbassato i tassi d'interesse; il cittadino medio, a fronte di ritorni sempre piu' bassi sui propri risparmi, ha in un certo senso costretto le banche a prendere i risparmi dei cittadini cercando di reinvestirli in asset che potessero dare un ritorno maggiore rispetto ai conti correnti", continua l'economista. Non avendo piu' il mercato immobiliare, e' scattata per le banche la corsa a comprare azioni. "Questi 8 mesi di bull market sono stati guidati dalle banche che hanno preso i depositi dei correntisti, li hanno impacchettati e hanno comprato azioni: il mercato e' salito, senza nessun cambiamento nei fondamentali delle imprese, senza nessuna revisione al rialzo dei profitti", aggiunge Geraci.  “Oggi la paura prende corpo. Gli speculatori che sono entrati prima nel mercato, cominciano a vendere e gli ultimi - i cittadini che acquistano sempre dopo - rimangono con il cerino in mano".


Margin trading

 

In Cina continuano a pesare i timori per le limitazioni del margin trading. "La gente compra azioni con i soldi presi in prestito. Esempio: vuoi comprare 100 euro di azioni, ne hai solo 30, dalla banca te ne fai prestare 70. Fai leva: se il mercato cresce del 10%, da 100 sale a 110, i tuoi 30 diventano 40 e guadagni il 25%; quando il mercato scende, da 30 passi a 20 e perdi il 33%", chiarisce Geraci. Il margin trading e' il secondo motivo che ha creato la bolla. "Il flusso di monete che va sul mercato e' superiore alla disponibilita'. Normalmente sarebbero stati solo quei 30 euro a entrare sul mercato spingendo sui prezzi delle azioni: quindi il margin trading produce un effetto moltiplicatore alla bolla. In altre parole, per margin trading si intende l' accordo che il cittadino stipula con la propria societa' immobiliare che ti presta il denaro, dandoti la possibilita' di investire piu' di quello che hai depositato presso la societa'. Quando il prezzo delle azioni scende, e si avvicina al margine, la societa' comincia a venderti le azioni per preservare il rapporto iniziale 30-70. La societa' si tiene quindi questo margine - il margin trading - per tutelarsi, sperando che il mercato non crolli in un giorno di quel 30% (che e' solo un esempio). Quando il mercato comincia a scendere velocemente, la societa' chiama il proprio cliente per compensare (margin call); la societa' vende le azioni, il meccanismo si amplifica e il volume delle azioni aumenta. Cosi' come era aumentato all'inizio rispetto all'investimento iniziale".

 

03 luglio 2015

 

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