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CHE FINE HA FATTO WEIBO?

CHE FINE HA FATTO WEIBO?


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 26 feb. - Che fine ha fatto Weibo? La domanda circola da qualche giorno tra gli esperti, dopo che gli ultimi dati hanno mostrato un calo di account sul social network pari a 56 milioni di utenti in meno nell'ultimo anno, secondo i dati ufficiali. Il Twitter cinese, come spesso viene definito, è in calo di popolarità, dopo l'introduzione a settembre 2013 delle norme anti-rumors che colpiscono, con pene fino a quattro anni di carcere, chi pubblica sul proprio account informazioni non verificate.
 
Dati ancora più allarmanti per il futuro del social network cinese arrivano da uno studio condotto dalla facoltà di giornalismo dell'Università di Hong Kong, e citato dalla Bbc. Secondo l'ateneo dell'isola, il 94% dei messaggi postati sul social network sono generati solo dal 5% degli utenti, e quasi il 60% degli utenti non ha mai postato un messaggio. La legge anti-rumors e l'obbligo di registrazione con il proprio nome anagrafico hanno generato un calo di popolarità del social network cinese, fino a qualche anno fa considerato un barometro non ufficiale dell'opinione pubblica sui fatti di rilievo della vita politica e sociale del Paese.
 
Il calo di popolarità di Weibo si riflette anche sugli indici azionari. Il record toccato a settembre scorso di 24,34 dollari per azione al Nasdaq è stato l'ultimo momento di gloria - almeno sui mercati - della piattaforma di microblogging cinese. A fine gennaio il titolo aveva perso quasi metà del valore dal picco di settembre, a 12,5 dollari per azione. A incidere sulla scarsa performance anche la concorrenza con WeChat, la piattaforma di messaggistica istantanea più utilizzata in Cina, operata dalla rivale TenCent, sempre più sulla cresta dell'onda: a inizio gennaio, il gruppo aveva anche dato vita - con un'inaugurazione a cui era presente lo stesso primo ministro cinese, Li Keqiang - alla prima banca privata on line cinese.
 
La tendenza delle autorità a regolamentare la rete cinese non accenna a diminuire e le ultime novità a riguardo potrebbero costituire un altro colpo per la piattaforma di social network. Nei prossimi giorni è prevista l'introduzione di una nuova ondata di regole per il web cinese. Dal 1 marzo, aumenterà il numero di siti internet cinesi che dovranno richiedere agli utenti il nome anagrafico per l'utilizzo, secondo le nuove regole della Cyberspace Administration of China. L'obbligo mira a eliminare i nickname di personaggi politici, come "Obama" e "Putin", utilizzati dal netizen cinesi, ma l'introduzione della nuova regola prosegue lungo la strada che ha portato Weibo a perdere milioni di seguaci nell'ultimo anno.
 
Le nuove normative, spiega il quotidiano Global Times "sono l'ultimo sforzo del governo per trasformare il cyber-spazio in un luogo più ordinato" e, assicura il tabloid cinese, "non mirano a controllare l'opinione pubblica o a formare una mono-cultura nel Paese più popolato del mondo", ma continuano lungo la strada già intrapresa dalle legge anti-rumors del 2013, che proprio dopo i primi arresti eccellenti, come quello dell'opinionista Charles Xue - con tanto di confessione di fronte alle telecamere di Cctv - aveva decretato l'inizio della parabola discendente di Weibo. A quell'episodio ne erano seguiti diversi altri, tra cui quello che aveva visto protagonista un giovane di sedici anni del Gansu per un commento ritenuto critico dalle autorità provinciali. I tempi bui di Weibo erano appena cominciati, ma il trend non sarebbe cambiato: l'abbandono del social media balzato a opinion leader cinese aveva mostrato i primi segnali già pochi mesi dopo, a inizio 2014, quando i dati ufficiali mostravano un calo di 28 milioni di utenti in pochi mesi.


26 febbraio 2015

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