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Geminello Alvi

LE DIRIGENZE CINESI,
L'ECONOMIA FUTURA

LE DIRIGENZE CINESI,<br />L ECONOMIA FUTURA


Di Geminello Alvi



Ancona, 30 mar. - Il China Development Forum, CDF, riunisce alti funzionari cinesi, amministratori delegati di grandi imprese, funzionari, accademici internazionali, nonché il ministro delle finanze e il presidente della banca centrale. Da sempre è tra le migliori occasioni per misurare lo stato d’animo delle elites cinesi rispetto agli eventi economici, e addirittura comprende una sessione di domande e risposte con il premier Li Keqiang.

 

Quest’anno quanti vi hanno partecipato, secondo Martin Feldstein, hanno riconosciuto ufficialmente che la crescita del PIL reale stia diminuendo ormai in maniera permanente rispetto alla media degli ultimi tre decenni. Il tasso rallenterà ulteriormente, al 7%, già quest'anno, ma il Development Research Center ha presentato delle stime dettagliate che inducono alla conclusione che il tasso di crescita continuerà a diminuire, raggiungendo circa al 6% verso fine decennio.

 

Eppure l’élite è sembrata riconciliata con questo scenario di  una crescita più lenta, malgrado la persuasione dichiarata finora che la Cina avesse bisogno di una crescita più rapida, per mantenere l'occupazione totale ed evitare disordini politici. La dirigenza economica cinese fida infatti nella ristrutturazione della produzione dai settori ad alta produttività orientati all'esportazione a quelli di consumo e con più alta intensità di lavoro. E va però tenuto in conto che il reddito pro capite è di circa 7.000 dollari, ovvero circa il 15% del livello degli Stati Uniti e la spesa per consumi delle famiglie ammonta  soltanto  a un limitato 35% del prodotto lordo.

 

E non può dirsi affatto  elementare la sostituzione di una crescita affidata al principio dell’acceleratore degli investimenti pubblici, con un’altra orientata dai consumi. Essa implica, di fatto, un’innovazione della struttura produttiva che riduca la parte dell’industria pesante e dei servizi statali, una struttura finanziaria meno centralizzata e la riduzione delle barriere agli investimenti esteri delle imprese, soprattutto in alta tecnologia e nei servizi. Tra l’altro la decentralizzazione necessaria implicherebbe una maggiore responsabilità di quei governi locali che sono invece stati i vari responsabili delle difficoltà del settore finanziario. 

 

30 marzo 2015     


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