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IV Plenum - analisti a confronto

LO STATO DI DIRITTO
CON CARATTERISTICHE CINESI

LO STATO DI DIRITTO <br />CON CARATTERISTICHE CINESI


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 30 ott. - Il Quarto Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha sancito un nuovo corso nello stato di diritto in Cina, anche se non ha segnato un reale distacco del potere giudiziario da quello politico. Proprio il legame tra il partito e la magistratura è stato sottolineato da Xi Jinping come una "caratteristica fondamentale" della Cina e una "garanzia ultima" dello stato di diritto socialista. Il legame tra il partito e la legge, ha piegato il presidente cinese, è "il tema fondamentale per la realizzazione di un Paese guidato dallo stato di diritto".

Tra le maggiori novità del plenum c'è l'istituzione di meccanismi per rendere i tribunali più immuni dall'influenza dei politici locali che, come scriveva l'agenzia Xinhua nei giorni scorsi, hanno la tendenza a considerarsi al di sopra della legge o essi stessi legge. "Il sistema giudiziario non andrà incontro a cambiamenti drammatici, ma vedrà una progressiva professionalizzazione degli operatori della legge - afferma ad Agichina Bo Zhiyue, senior research fellow presso l'East Asian Institute della National University di Singapore ed esperto di elite politiche cinesi - Si sta cercando di promuovere nuovi curricula di studi all'interno delle scuole di legge cinesi, ma è troppo presto per dire che un giorno il sistema giudiziario cinese possa diventare indipendente dal partito. C'è un passo in avanti nell'indipendenza rispetto ai singoli leader del partito, ma non rispetto al partito come istituzione".

La Cina oscilla ancora in una zona grigia tra "rule of law" e "rule by law", come sosteneva ancora pochi giorni fa la stessa Xinhua in un editoriale: i giudizi dei due studiosi sul nuovo ordinamento rispecchiano, insieme, il pessimismo nei confronti dell'indipendenza della magistratura  e l'ottimismo sull'avanzamento dell'ordinamento giudiziario. "In Occidente, lo stato di diritto è un percorso che comprende la costituzione e le leggi, dove tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, ma in Cina è differente. La Cina è più focalizzata sul governo per legge - sottolinea Bo Zhiyue - il partito approva le leggi e la costituzione e il partito chiede l'obbedienza della legge ai cittadini, inclusi gli stessi membri del partito, ma non al partito in sé. Il partito gioca un ruolo di leadership nei confronti della legge, in tutti i suoi sforzi per portare il Paese verso lo stato di diritto, e questo rende la Cina differente rispetto a ogni altro Paese". Molto più cupo il giudizio di Willy Lam, esperto di elite politiche cinesi e docente di Scienze Politiche presso la Chinese University di Hong Kong. "Xi Jinping ha reiterato il rispetto per la costituzione e la legge - afferma ad Agichina Lam - ma questo è 'governo per legge con caratteristiche cinesi', non stato di diritto come è inteso in Occidente o in molti Paesi asiatici".

Il ruolo subalterno della magistratura al PCC è sottolineato con forza da Lam, che si sofferma sulla mancanza di un organo giudiziario superiore al potere politico. "Il documento del plenum ha enfatizzato che il partito detiene la guida nel definire che cosa sia legge. In altre parole, il partito è ancora più importante della legge - afferma Lam - In Cina non c'è un organo simile alla Corte Costituzionale per stabilire quale politica o azione del governo o del partito violi la costituzione. In più, un'ampia maggioranza di legislatori e giudici sono membri del partito, il cui dovere principale è l'obbedienza al partito".

Il Quarto Plenum, che si è concentrato interamente sulla giustizia, arriva a un anno esatto dal terzo, che aveva sancito il cambio di rotta in economia, con aperture di tutti i settori della vita economica e sociale del Paese al mercato. Gli intenti delle decisioni prese lo scorso anno non sono sempre state rispettate nei fatti, come lamentato in diverse occasioni dalla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina e da altre associazioni di imprenditori stranieri che operano nel Paese. La stessa Banca Mondiale, in un rapporto presentato ieri, sottolineava l'importanza di dare maggiore spazio agli imprenditori e alle forze economiche presenti nel Paese. "Lo stato di diritto rappresenta sicuramente un passo in avanti per avere regole chiare sia per gli investitori stranieri che per gli uomini d'affari cinesi - continua Bo Zhiyue - E', però, ancora lunga la strada prima che la Cina possa diventare trasparente e rispettosa della legge. Ci sarà un periodo di transizione: bisognerà passare da un sistema di regole non scritte a un chiaro sistema legislativo".

Willy Lam parla, invece, della creazione di un "nazionalismo economico" che si è manifestato in diverse occasioni negli ultimi mesi, con le indagini anti-trust ai danni di Microsoft o di alcune case automobilistiche straniere presenti in Cina. "Il Quarto plenum dovrebbe dare un'ulteriore spinta alle sessanta grandi misure di riforma espresse durante il terzo plenum - spiega il professore di Hong Kong - Al di là di un controllo più stretto sui grandi gruppi di Stato, come il taglio degli stipendi per i top manager a un tetto massimo di 600mila yuan all'anno, non abbiamo assistito ad alcuna elaborazione di come le riforme del terzo plenum possano essere portate avanti. Xi - continua Lam - ha menzionato l'Area di Libero Scambio di Shanghai, ma l'istituzione di aree di libero scambio, che dovrebbe essere dodici in più, è ancora in una fase arretrata".

Oltre all'avanzamento legislativo verso lo stato di diritto con caratteristiche cinesi, il quarto plenum doveva sancire anche la fine politica di Zhou Yongkang, l'ex potentissimo capo degli apparati di Pubblica Sicurezza cinesi, in pensione dal 2012. Lo stesso Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del PCC, aveva ventilato la possibilità di una sua epurazione in occasione del vertice. Proprio oggi, in conferenza stampa, Jiang Wei, capo dell'Ufficio del Gruppo Guida della Riforma Giudiziaria, ha spiegato che il tema non è stato discusso nei quattro giorni del plenum perché Zhou non ricopre più un ruolo di "funzionario di leadership a livello centrale". La mancata resa dei conti con Zhou, e la mancata promozione all'interno dell'esercito di due suoi alleati politici - i generali Liu Yuan e Zhang Youxia - viene interpretata da Lam come un segnale di debolezza di Xi Jinping. "Xi è un comandante in capo ancora più forte di Jiang Zemin o di Hu Jintao. Ha il fegato di affrontare la corruzione ad alti livelli tra i generali - spiega lo studioso - Tuttavia, il fallimento nella promozione di principi rossi suoi alleati all'interno della Commissione Militare Centrale, mostra che il suo potere all'interno dell'esercito non è così forte e pervasivo come si crede". Un giudizio analogo viene espresso anche dal collega di Singapore, che sottolinea la parziale delusione per le attese createsi intorno alla vicenda. "Probabilmente questo è un passo indietro per Xi Jinping, ma allo stesso tempo non ci sono sfide ovvie al suo potere - sostiene Bo - Ritengo che il suo potere all'interno del partito sia abbastanza forte e consolidato, ma non può vincere sempre. Deve scendere a compromessi, a volte". 


30 ottobre 2014

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