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LI WANGYANG: NUOVO SCANDALO
NELL'ANNO DEL CONGRESSO

LI WANGYANG: NUOVO SCANDALO<br />NELL ANNO DEL CONGRESSO<br />


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 11 giu. - Mentre Pechino celebra il "decennio d'oro" della presidenza di Hu Jintao, sotto cui la Cina è diventata la seconda potenza economica mondiale e si prepara a lanciare in orbita la prima donna astronauta, i casi irrisolti del presente rimbalzano sulle cronache internazionali. E il 2012 rischia di essere ricordato principalmente per i suoi scandali. L'ultimo in ordine cronologico è quello di Li Wangyang, protagonista delle rivolte di piazza Tiananmen nel 1989, trovato morto nei giorni scorsi in una stanza d'ospedale dello Hunan, nella Cina sud-orientale. Secondo la polizia cinese si tratterebbe di suicidio, ma la spiegazione ufficiale non ha convinto i sostenitori dell'attivista, che in migliaia, a Hong Kong, hanno chiesto indagini trasparenti sulla sua morte.

L'ipotesi che si fa strada tra i gruppi per la difesa dei diritti umani e civili è quella che Li sia morto per le percosse subite da parte degli agenti che lo avevano in custodia, e che il suo omicidio sia stato successivamente mascherato da suicidio. Il corpo del dissidente è stato trovato accanto a una finestra dell'ospedale con una fascia bianca attorno al collo e portato via dai poliziotti senza il consenso della famiglia. Yin Zhengan, un amico del dissidente, ha dichiarato che la sorella e la cognata del defunto sono scomparse dopo essere state prelevate dalla polizia.

A poche settimane dal quindicesimo anniversario del ricongiungimento di Hong Kong alla madrepatria, la vicenda legata a Li Wangyang potrebbe assumere un risvolto politico nei rapporti tra la Cina Popolare e l'ex colonia britannica. "Difficilmente i leader politici della madrepatria -spiega un editoriale di oggi del South China Morning Post, il quotidiano in inglese più autorevole di Hong Kong- potevano immaginare qualcosa del genere a poche settimane dalle celebrazioni per questo anno carico di significati politici, ma devono dare la colpa di ciò solo a se stesse".

Per fare in modo che il caso Li Wangyang non si trasformi in uno scandalo, il South China Morning Post propone un indagine trasparente sulla morte dell'attivista da parte delle autorità dello Hunan e, in primo luogo, da parte del segretario provinciale del Partito Comunista, Zhou Qiang, anch'egli in corsa per un posto di rilievo nel partito al prossimo Congresso. Zhou, 52 anni, punta a entrare nel Politburo, ed è visto da diversi analisti come figura di primo piano della sesta generazione di leader, quella che prenderà le redini del Paese nel 2022. La strada da seguire, secondo il quotidiano di Hong Kong è quella tracciata da Wang Yang, segretario provinciale del Guangdong, che negli ultimi mesi del 2011 ha saputo gestire senza il pugno di ferro la crisi di Wukan, il villaggio di pescatori in rivolta contro le autorità locali, la cui protesta è andata avanti per settimane. Niente insabbiamenti, insomma, né pressioni sulla famiglia del defunto.

La vicenda legata alla fine di Li Wangyang è il terzo caso che nel giro di pochi mesi turba i preparativi per il prossimo Congresso. Il 2012 cinese è cominciato con il caso Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing sospeso da tutte le cariche in seguito al coinvolgimento nell'omicidio del businessman britannico Neil Heywood. E' poi proseguito con il caso Chen Guangcheng, il dissidente cieco sfuggito agli arresti domiciliari e rifugiatosi nell'ambasciata americana di Pechino, una vicenda che ha innescato un braccio di ferro diplomatico conclusosi solo dopo alcune settimane con la partenza per gli Usa del dissidente.

A rendere più cupo il quadro generale, c'è poi il rallentamento dell'economia: l'aprile nero di Pechino è stato seguito da un maggio dai segnali contrastanti.

Il 2012 doveva essere l'anno delle celebrazioni, in cui si preparava la transizione verso la quinta generazione di leader, ma i dirigenti di Pechino devono fare i conti con nuove sfide, tanto sul fronte interno che su quello internazionale.

 

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