
Pechino, 19 gen.- Scrivere libri e poesie può costare dieci anni di galera. Succede in Cina, succede oggi: giovedì il tribunale di Wuhan ha condannato lo scrittore Li Tie con l’accusa di “incitazione alla sovversione” per la diffusione sul web di alcuni articoli che chiedevano riforme democratiche. Meno di 24 ore prima la stessa sorte è toccata a Zhu Yufu, autore di una poesia dal titolo “È il momento” che incitava i cinesi a manifestare per la difesa delle proprie libertà.
Li e Zhu sono due veterani, da tempo nel mirino delle autorità per le loro posizioni pro-democrazia, entrambi vittime del giro di vite che dal febbraio scorso sta colpendo varie forme di dissidenti cinesi.
Ma i contenuti sgraditi al governo non sono sempre così evidenti. Come funziona la censura di ogni giorno? Quella che colpisce gli scrittori e gli sceneggiatori che lavorano “dentro” le istituzioni culturali cinesi, e devono riuscire a portare a casa uno stipendio, magari senza piegarsi completamente alle imposizioni che vengono dall’alto?
Global Times: “Cosa si può scrivere….”
La prima sorpresa arriva da uno dei baluardi del sistema: il 17 gennaio il quotidiano ufficiale “Global Times”, noto per i toni nazionalisti, ha dedicato all’argomento un lungo articolo che descrive con una certa minuzia quello che gli autori cinesi possono o non possono raccontare nelle loro opere.
Prendiamo uno degli scenari principali di romanzi e serie TV, la Seconda Guerra Mondiale e la lotta contro il Giappone: nel serial “Zhongguo Yuanzhengjun” (Corpo di Spedizione Cinese) lo sceneggiatore Qiu Dui raccontava un episodio storico, una tregua di un’ora stabilita tra cinesi e giapponesi per seppellire i loro morti. “Si trattava di una scena storicamente accurata –spiega Qiu al “Global Times”- ma secondo le autorità descriveva una forma di carità non necessaria allo sviluppo della vicenda. Così ho cambiato le motivazioni dei protagonisti: la tregua viene decisa per ragioni tattiche”.
“Mi tengo alla larga dagli argomenti delicati perché non voglio che il mio lavoro vada perduto e non voglio neanche essere forzato a scrivere, - dice Qiu- per questo ho sempre rifiutato di raccontare la guerra civile, anche se mio padre era dalla parte dei comunisti e i miei suoceri stavano con i nazionalisti, e quindi conosco l’argomento abbastanza bene”.
A volte le direttive delle autorità sono talmente vaghe che anche gli scrittori più esperti faticano a comprendere le linee guida. Ye Yongjie, 72 anni, è autore di moltissimi romanzi di fantascienza e reportage giornalistici. Da una recente antologia dei suoi scritti degli anni ’80 è stato tagliato un racconto di spionaggio ambientato durante la Guerra Civile: “L’Amministrazione Statale Radio Film e TV aveva recentemente emanato un regolamento che proibiva l’impiego di spie durante quel periodo storico. Così, anche se il mio racconto non aveva nulla a che fare con lo spionaggio come inteso dalle autorità, l’editore ha preferito tagliarlo” racconta Ye, perché sarebbe stato impossibile vendere i diritti televisivi.
Ma per riuscire a vendere i propri lavori, gli scrittori cinesi non devono solo evitare argomenti sensibili sul piano storico. Gli avvenimenti recenti possono essere ancora più imbarazzanti. Yan Lianke, in un recente romanzo, ha dovuto sostituire il termine “squadra demolizioni” con un più generico “gruppo di giovani uomini”: in tempi di rivolte contro gli espropri statali, anche nominare direttamente gli squadroni che li conducono può suscitare nel lettore qualche reazione indesiderata.
“Non è possibile rispettare le regole è rimanere fedele a te stesso- dice al “Global Times” lo scrittore e autore tv Shi Kang - noi siamo la bocca del governo, e dobbiamo esserlo. Non mi assumo mai rischi sul lavoro: so quello che vogliono, e glielo do”.
Dentro i libri proibiti
In Cina libri e programmi tv devono ottenere l’approvazione dell’Amministrazione Statale Radio Film e Tv (SARFT) e dell’Amministrazione Statale Stampa e Pubblicazioni (GAPP).
Per comprendere meglio come lavorano questi uffici, AgiChina24 è andata alla scoperta delle opere bandite nel 2007: si tratta di una “lista nera” di otto libri che qualcuno fece filtrare ormai cinque anni fa e rappresenta un ottimo documento per capire come funziona la censura. Da allora non sono più stati diffusi documenti simili.
Tra i titoli banditi –anche se in seguito le autorità diramarono un comunicato che negava la censura- figurano opere come Succede questo @Sars.com di Hu Fayun, storia dell’amante di un funzionario del Partito che si innamora via chat durante l’epidemia di influenza aviaria. Eccone un estratto: “Il virus era davvero sconsiderato. Non si faceva imbavagliare. Non prendeva mazzette. Faceva quello che voleva. Si mosse da nord a sud nel giro di qualche mese, e i settentrionali iniziarono a fare bollire olio, riso, perfino l’acqua minerale. Qualcuno fece affari d’oro con quello che aveva accumulato negli anni passati. Ma nessuno si aspettava che qualche settimana dopo sarebbe iniziata la crisi, tutti i supermercati deserti, come nelle ore di chiusura. Eventi internazionali furono rimandati. Molti turisti stranieri rimasero a casa. Molti consolati si rifiutarono di concedere i visti. Su internet la gente scriveva che il mondo aveva messo la Cina in quarantena”.
“La Stampa”, di Zhu Huaxiang, racconta l’informazione in Cina dietro le quinte, attraverso gli occhi di un giornalista corrotto: “Quella sera, Niu Wenguang andò alla solita bisca. Forse era di cattivo umore, forse fu solo sfortuna, ma in tre ore aveva perso più di 8mila yuan (...). Come molti giocatori, Niu si ricordava solo di quando perdeva e dimenticava le vincite. Così, appena uscito si recò direttamente al distretto di polizia per sporgere denuncia e si identificò presso l’ufficiale come un giornalista che stava conducendo un’inchiesta sotto copertura. Sembrava tutto molto plausibile. Più tardi, nella notte, guidò alla bisca una decina di poliziotti e mentre quelli procedevano agli arresti, l’ispettore raccolse qui e lì dai tavoli 8mila yuan e glieli diede. Gli disse che si aspettava un bell’articolo sulla brillante operazione di polizia per l’edizione dell’indomani”.
Quali sono gli “argomenti sensibili” oggi? Secondo il “Global Times” GAPP e SARFT forniscono alcune regole esplicite, ma non esiste una lista esaustiva dei temi che possono o non possono essere trattati. Questa situazione costringe costantemente scrittori, sceneggiatori e produttori a tentare di intuire dov’è la linea che non può essere oltrepassata, ma fornisce anche molti margini di manovra.
“Avrei potuto scrivere di diversi fatti imbarazzanti accaduti nell’esercito, ma non l’ho mai fatto per evitare guai” racconta ad AgiChina24 uno scrittore, ex militare, che si occupa anche di TV. “Se oggi sono al lavoro su una serie che tratta di medici o poliziotti devo sforzarmi di dipingere queste categorie con una certa umanità, ma questi personaggi devono essere assolutamente inflessibili mentre esercitano le loro funzioni”.
La “battaglia culturale” del 2012
La cultura è stato l’argomento centrale dell’ultimo plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese: “La cultura è un elemento chiave del potere cinese e fonte di unità nazionale - si leggeva nel comunicato pubblicato a ottobre - e la leadership culturale verrà impiegata come strumento di valutazione per l’operato dei funzionari”. L’offensiva scatenata negli ultimi mesi si articola soprattutto sul piano dei social network e delle tv. A partire da quest’anno, nella fascia di prima serata dalle 19:30 alle 22 i 34 canali televisivi cinesi potranno trasmettere in totale un massimo di nove programmi “di puro svago” , mentre il resto del palinsesto dovrà essere dedicato a informazione, documentari e programmi educativi. L’ordine è quello di limitare “il cattivo gusto” e “le trasmissioni di evasione”: secondo il documento della SARFT la maggior parte dei programmi dovrà “promuovere l’armonia, la cultura” e adottare “un punto di vista sano”, evitando di enfatizzare “gli aspetti più cupi e oscuri della società”.
Ma gli aspetti più cupi sono spesso quelli che solleticano maggiormente il pubblico: è il caso ad esempio di “Under the Hawthorn Tree”, toccante storia ambientata durante la Rivoluzione Culturale, un periodo che è ancora quasi tabù.
Tratto da un blog censurato online, il romanzo è stato misteriosamente pubblicato da un editore approvato dal governo e ha venduto oltre un milione di copie, i diritti sono stati venduti in 15 Paesi, e Zhang Yimou ne ha tratto un film. Sembra che “Under the Hawthorn Tree” verrà presto pubblicato in Italia e potrebbe diventare un caso editoriale a livello mondiale.
L’autrice ha risolto il problema della censura alla radice: Ai Mi, il nome con cui si firma, è solo uno pseudonimo, di lei si dice che viva in Florida da anni, e nessuno conosce il suo vero volto.
di Antonio Talia