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CINA: MINISTRO GENTILONI IN VISITA DAL 27 AL 29 APRILE

CINA: MINISTRO GENTILONI IN VISITA DAL 27 AL 29 APRILE


Di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 21 par. - Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sarà in visita in Cina dal 27 al 29 aprile prossimi. L'arrivo del titolare della Farnesina è stato confermato da un annuncio del Ministero degli Esteri cinese comparso sull'agenzia di stampa cinese Xinhua. Durante la visita - ha spiegato il portavoce del Ministero cinese, Hong Lei - il ministro degli Esteri Gentiloni e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi "presiederanno la sesta sessione congiunta del Comitato Governativo Cina-Italia". 

 


(SCHEDA) ITALIA-CINA: MISSIONE GENTILONI TRA BUSINESS ED EXPO

 

La cooperazione tra Cina e Italia si solidifica con una presenza cinese sempre più importante sul mercato italiano, dopo oltre dieci anni di partenariato strategico e a pochi giorni dal via ufficiale all'Expo di Milano. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, sarà in visita in Cina dal 27 al 29 aprile prossimi per presiedere assieme al suo omologo cinese, Wang Yi, la sesta sessione congiunta del Comitato Governativo Cina-Italia. L'arrivo del ministro Gentiloni segue di pochi giorni - il 15 aprile scorso, ufficialmente - l'ingresso dell'Italia tra i 57 Paesi fondatori della Asian Infrastrucuture Investment Bank, la nuova banca di investimenti per le infrastrutture asiatica a guida cinese, fondata nell'ottobre dello scorso anno a Pechino, per gli investimenti sulla Via della Seta, che dall'Asia centrale ai confini con il gigante asiatico si estende fino al cuore dell'Europa.

I primi mesi del 2015 sono stati caratterizzati dall'ingresso del colosso chimico cinese, China National Chemical in Pirelli, con un investimento di oltre sette miliardi di euro, che costituisce uno dei maggiori investimenti all'estero da parte di un'azienda cinese, ma l'interesse dei gruppi cinesi per i gruppi di punta dell'industria italiana sono da tempo al centro degli investimenti cinesi. La Cina è il secondo partner commerciale extra-europeo dell'Italia dopo gli Stati Uniti: secondo gli ultimi dati Istat, l'Italia è il quarto partner europeo e il quindicesimo a livello mondiale. Moda, auto, manifattura e soprattutto meccanica strumentale sono i settori di punta a cui la Cina guarda con maggiore interesse. Nel 2013, il volume di scambi tra Italia e Cina ammontava a 32,9 miliardi di euro, con esportazioni italiane in aumento del 9,5% e importazioni dalla Cina in calo del 7,5% secondo dati diffusi da Sace. Nei primi nove mesi del 2014, l'aumento della bilancia commerciale è stato del 6% in entrambe le direzioni. La presenza italiana in Cina conta circa duemila aziende, a cui sono riconducibili sessantamila posti di lavoro e un fatturato di circa cinque miliardi di euro. Gli investimenti italiani in Cina vedono ai primi posti i settori del tessile e della meccanica. Tra le realtà più interessanti c'è quella del distretto di Suzhou, nella Cina orientale, che rappresenta il maggiore distretto industriale italiano al di fuori dell'Unione Europea.

La visita del ministro cade a pochi giorni dal via ufficiale dell'Expo di Milano, il 1 maggio prossimo, a cui la Cina partecipa con tre padiglioni, tra i quali quello nazionale cinese, che sarà il secondo per dimensioni dopo quello della Germania. Gli altri due padiglioni saranno quelli gestiti dal gruppo immobiliare Vanke e il China Corporate United Pavillion, espressione dei gruppi industriali di Shanghai. All'Esposizione Universale di Milano si prevede l'arrivo di oltre un milione di visitatori provenienti dal gigante asiatico. Lo scorso anno, i cinesi che hanno viaggiato per il mondo hanno superato quota cento milioni, nel solo periodo compreso tra gennaio e novembre, anche se solo il 3,5% di loro ha scelto i Paesi dell'Ue come destinazione per i propri viaggi.

Il 2014, decimo anniversario dell'inizio del partenariato strategico tra Italia e Cina, è stato segnato da intense relazioni tra Roma e Pechino con le visite in Cina del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a giugno, contraccambiata dal viaggio a Roma e Milano del premier cinese, Li Keqiang, a ottobre scorso. In quest'ultima occasione, l'accordo più importante raggiunto durante il secondo business forum Italia-Cina, è stato quello tra Enel e Bank of China, uno dei quattro colossi cinesi del credito, che vale un miliardo di euro in linee di credito dalla Cina al nostro Paese, che serviranno a un parziale finanziamento dei progetti del gruppo Enel in Cina e all'estero. Cassa Depositi e Prestiti - che a luglio scorso aveva concluso la vendita del 35% dei suoi asset per 2,1 miliardi di euro a State Grid Investment Development - ha poi firmato un accordo preliminare del valore di tre miliardi di dollari con China Development Bank. Il Fondo Strategico Italiano ha poi sottoscritto con il fondo sovrano cinese, China Investment Corporation, un accordo da 500 milioni di euro per investimenti comuni dei due istituti. L'Ente Nazionale Italiano di Unificazione e la Standards Administration of China hanno, infine concluso un pre-accordo di cooperazione per scambi di informazioni e di attività di interesse comuni.

A giugno, durante le due tappe, a Shanghai e Pechino del presidente del Consiglio, era arrivati altri accordi per l'industria italiana. Tra i protagonisti delle intese di allora ci sono, in prima fila, ancora Enel e Finmeccanica. Enel aveva firmato un accordo strategico con China Huaneng Group per lo sviluppo congiunto di tecnologie, progetti elettrici da fonti convenzionali e rinnovabili, un programma di carbon strategy e un altro di collaborazione accademica; con la China National Nuclear Corporation, Enel aveva poi firmato un accordo di cooperazione sul nucleare. Il gruppo Finmeccanica era stato protagonista di due accordi: il primo riguarda un memorandum d'intesa del valore stimato di 500 milioni di euro tra Agusta Westland e Beijing Automotive Industrial Corporation per 50 elicotteri a uso civile; il secondo, invece, Ansaldo STS e United Mechanical and Electrical del valore di 36 milioni di euro per la realizzazione di impianti di segnalamento per le linee metropolitane di alcune città cinesi. Pechino, sempre più attenta alla protezione ambientale, è interessata anche alle tecnologie verdi italiane, in chiave anti-inquinamento: in questa direzione vanno gli accordi tra i gruppi cinesi e le nostre piccole e medie aziende che si occupano della gestione dei rifiuti industriali, come Sogin, che ha stretto un'intesa con China General Nuclear Corporation per lo smantellamento degli scarti radioattivi e dei rifiuti nucleari. Quello ambientale e dello sviluppo sostenibile è uno dei cinque pacchetti di cooperazione tra Italia e Cina oggetto di u memorandum d'intesa siglato a gennaio 2014 e che riguarda anche le dell'agricoltura e della sicurezza alimentare, dell'urbanizzazione sostenibile, della sanità e dei servizi sanitari, dell'aviazione e dell'aerospazio.

Tra i progetti congiunti, da segnalare anche che Invitalia e la municipalità di Ningbo, nella Cina orientale, hanno poi dato il via a una cooperazione strategica per la costituzione di un "Parco industriale Ningbo-Italia". Durante la visita del presidente del Consiglio è stato poi ufficializzato l'accordo di maggio scorso, quando il Fondo Strategico Italiano aveva ceduto il 40% di Ansaldo Energia ai cinesi di Shanghai Electric per 400 milioni di euro. Il mese scorso, durante la visita del vice ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, era poi stato ufficializzato l'accordo per il primo parco aeronautico italo-cinese, il "Sino-Italian Aviation Esterprises Valley", nato dall'accordo tra Italia Aerospace Network e Xi'an Xixian Airport New City, per un nuova struttura a Xian, nella Cina centrale, che rappresenta uno dei punti di partenza della Via della Seta voluta dal presidente cinese, Xi Jinping.

L'interesse della Cina nei confronti dell'industria italiana e dei suoi settori strategici si è poi manifestata anche con le partecipazioni della People's Bank of China, la banca centrale cinese, nei gruppi italiani, con quote sempre di pochissimo al di sopra del 2%, la soglia superata la quale è obbligatoria la comunicazione ai mercati. Lo scorso anno, la People's Bank of China era entrata in Eni, al 2,102%, ed Enel, al 2,071%, proprio nei giorni in cui il presidente cinese Xi Jinping si trovava in visita ufficiale in Europa, ma senza fare scalo nel nostro Paese. L'istituto diretto da Zhou Xiaochuan è poi entrato nei capitali di Fiat Chrysler con una quota del 2,001%, di Telecom Italia (2,081%) e di Prysmian, con una partecipazione del 2,018%. Ad agosto, la Consob aveva poi annunciato l'ingresso della banca centrale cinese nell'azionariato di Generali, al 2,014%. Il 30 dicembre 2014 è stato ufficializzato l'ingresso in Saipem, di cui People's Bank of China detiene il 2,027%. Dal 9 gennaio scorso, poi, la banca centrale cinese detiene il 2,010% del capitale di Terna a titolo di diretta proprietà.

Tra le acquisizioni cinesi di marchi italiani che hanno prodotto maggiore eco negli ultimi mesi - oltre a Pirelli - c'è stata quella, a febbraio 2014, del gruppo Krizia, passato alla casa di moda di Shenzhen, Marisfrolg, che ha promesso di mantenere la linea e lo stile della creatrice italiana. Nel settore dell'agro-alimentare, da segnalare, a ottobre scorso, l'acquisizione del gruppo Salov, proprietario dei marchi di olio d'oliva Sagra e Filippo Berio, che la famiglia Fontana ha ceduto ai cinesi di Bright Food, gigante del settore alimentare attivo nella produzione di alcuni dei generi di consumo più comuni in Cina: il riso, la carne di maiale e i prodotti ortofrutticoli. I loro nomi si aggiungono a quelli altri marchi storici che negli ultimi anni sono passati in mani cinesi, come Benelli, o Ferretti, quest'ultimo passato ai cinesi di Shandong Heavy Industries, o sempre nel campo della moda, Sergio Tacchini. Da non trascurare, infine, il settore dello sport. A febbraio scorso, Infront, la società che gestisce i diritti delle partite di Serie A - oltre ad altri grandi eventi sportivi - era stata acquistata per 1,05 miliardi di euro dal magnate dell'immobiliare cinese, Wang Jianlin, a capo del gruppo Wanda, e nelle scorse settimane, da Pechino era trapelata la notizia di un crowdfunding per rilevare una quota del Milan, dopo settimane di indiscrezioni sui nomi dei possibili compratori cinesi, tra i quali anche lo stesso Wang Jianlin, che a gennaio scorso aveva acquistato il 20% dell'Atletico Madrid.


21 aprile 2015

 

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