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YANG A BOSTON, CON KERRY 'CONFRONTO FRANCO'

YANG A BOSTON, CON KERRY  CONFRONTO FRANCO


Washington, 19 ott. - E' stata l'occasione di un "confronto franco" su alcune delle questioni più spinose delle relazioni tra Washington e Pechino la 'due giorni' a Boston del ministro degli Esteri cinese, Yang Jiechi. Ospite del segretario di Stato Usa, John Kerry, che venerdì sera lo ha anche accolto a cena nella sua casa bostoniana di Beacon Hill, il capo della diplomazia cinese ha avuto una 'full immersion' con il collega americano che ha consentito ai due di spaziare su tutti i temi in cui, di recente, le due nazioni si sono scontrate: dalle proteste per maggiore democrazia a Hong Kong, ai diritti umani, dalla cyber-sicurezza alle tensioni nel Mar Cinese Orientale. Lo ha reso noto il Dipartimento di Stato americano.

L'agenda dei colloqui di Boston ha consentito anche di spianare la strada per il summit tra il presidente cinese Xi Jinping e americano, Barack Obama, che si terrà a Pechino il 12 novembre.

Kerry ha accolto Yang nella sua lussuosa residenza privata, nell'esclusiva Louisburg Square, e lo ha rivisto anche il giorno dopo per colloqui più formali. L'agenda dei colloqui di Boston è ad ampio raggio e spazia dai temi di cooperazione economica all'impegno contro i jihadisti dello Stato Islamico, passando per la lotta all'ebola. Il fronte comune contro lo jihadismo offre una rara convergenza di interessi alle due super-potenze, spesso agli antipodi su questioni geopolitiche 'sensibili', in particolare dopo le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e per il cyber-spionaggio. La Cina ha significativi interessi energetici in Iraq ed è anche molto preoccupata dalle pulsioni islamiste interne: secondo la stampa cinese, i ribelli dello Xinjiang, la turbolenta regione occidentale che confina con Pakistan e Afghanistan, hanno cercato contatti con i miliziani dello Stato Islamico per ottenere addestramento e compiere attentati in Cina. Pechino però ha risposto con cautela all'appello del presidente americano, Barack Obama, per la vasta coalizione internazionale che sta combattendo il 'califfato': la risposta di Pechino è sempre quella, combattere il terrorismo, ma rispettare la sovranità dei Paesi; e al momento non c'è alcuna indicazione che intenda cambiare posizione, anche perché -fanno notare fonti cinesi- sta già svolgendo un ruolo di sostegno e addestramento dell'esercito iracheno.

Ma complice forse proprio il clima insolitamente informale, i due - secondo una fonte della diplomazia americana - non hanno rifuggito "una serie di franchi scambi di idee su aree di disaccordo, le aree problematiche, al fine di limare le differenze e trovare il modo di affrontarle in maniera efficace". E questo - ha sottolineato ancora la fonte americana - anche per i diritti umani: "Il segretario Kerry, come fa sempre con i cinesi, ha sollevato tanto il tema dei principi universali di base che i casi molto specifici, come la situazione a Hong Kong, che è molto nelle cronache e nella mente della gente".  Dal canto suo, Pechino vorrebbe che i due presidenti annunciassero il completamento del trattato Bilaterale di Investimento, anche se alla firma dovranno comunque seguire lunghi e complessi negoziati per l'accesso ai settori 'sensibili'.

Poco prima di sedersi al tavolo dei colloqui sabato, i due avevano brevemente incontrato i giornalisti. Kerry aveva sottolineato l'intenzione di evidenziare "molte questioni sui cui Cina e Usa stanno cooperando, anche se su alcune ci sono differenze che cerchiamo di affrontare efficacemente". Yang invece aveva sottolineato che il rapporto, spesso complicato, tra Washington e Pechino deve comunque essere ispirato al "rispetto reciproco".

 

19 ottobre 2014

 

 

 

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