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L'ARTE DI FRANCESCO, AL VIA LA MOSTRA A FIRENZE

L ARTE DI FRANCESCO, AL VIA LA MOSTRA A FIRENZE


Firenze, 30 mar. - Si inaugura oggi a Firenze la mostra "L’arte di Francesco. Capolavori d’arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo" a cura di Angelo Tartuferi e Francesco D’Arelli. Dal 31 marzo al all'11 ottobre la Galleria dell'Accademia in via Ricasoli ospiterà la produzione artistica che parla "del santo di Assisi e della comunità francescana da lui fondata, di uno dei temi centrali della storia dell’Occidente, dandone testimonianza visiva con molteplici e altissime opere d’arte, molte delle quali da considerare veri e propri monumenti di una civiltà artistica che riconosciamo alle radici della cultura europea" si legge nel catalogo della mostra. "E ancora, indagando sulla straordinaria attività evangelizzatrice dei Francescani in Asia, dalla Terra Santa alla Cina, la mostra si apre a mondi lontani e diversi, riproponendo il tema dell’incontro, così caro a papa Francesco, al quale questo evento si è significativamente voluto dedicare".

 

AgiChina propone un estratto del catalogo della mostra a cura di Francesco D'Arelli e Pietro Messa.

 

L’arte di Francesco: mai titolo più adatto poteva pensarsi per raffigurare l’azione di un uomo oltre il tempo. Arte, indubbiamente nel senso delle arti, della contemplazione o visione del bello, orientata però da un impulso che va dall’uomo dritto al sublime o a un altro uomo, rinnovato, aperto all’alterità, povero perché ricco di Beni immateriali, quelli non divisibili, quelli che non dividono, quelli che non contrappongono. E dunque arte come maniera di agire nel mondo, in sé diviso, ma pronto a lasciarsi unire, mutare nella concordia che affratella tutti gli esseri. Francesco incarnò e incarna per sempre questo impulso.

 

La mostra allora rappresenta, nella percezione di uno scenario senza confini, solo alcune tracce o segni delle arti e delle azioni, certo delimitate nel tempo (xiii-xv secolo) e nello spazio – dal Mediterraneo all’Asia estrema – solo per farsi lingua comune, per indicare una delle infinite vie, una delle tante peregrinazioni dirette però sempre a una meta. Nel Medioevo cristiano tre erano i grandi pellegrinaggi, quelli desiderati in una vita: Santiago di Compostela, Roma, Gerusalemme, tutti segnati lungo un asse orizzontale – proprio quello della terra – che aveva il suo centro nella sede di Pietro o da un’altra prospettiva nel Santo Sepolcro il Principio e in Finis Terrae – l’Asia o l’Oceano incognito – la sua estremità. Però Gerusalemme, in quanto Principio, precedeva i due altri che da essa discendevano, giacché da lì si era generato l’impulso cristiano. Il quale da subito guardò anche all’Oriente, uno spazio sempre più all’estremo. Così l’itinerare terreno si faceva col tempo peregrinatio nell’anima e il Luogo Santo, più che un simbolo o una metafora, diveniva l’accesso a un supremo luogo interiore: la Gerusalemme terrena si tingeva di celeste.

 

La Commissio Sinica dell’Ordine dei Frati Minori guarda oggi a Gerusalemme, la cui Custodia da quasi otto secoli è affidata all’Ordine da cui essa stessa promana. Si comprende allora anche la ragione della ricca presenza in mostra di diversi e preziosi manufatti della fine del xii secolo, provenienti dalle collezioni francescane di terrasanta, segni della sacralità perenne dei Luoghi Santi, che Francesco poté percepire nella sua peregrinatio terrena e che i Francescani cominciarono a custodire sin dalla prima metà del xiii secolo e dal 1342 con l’istituzione canonica della Custodia di Terra Santa.Gerusalemme e oltre, come ricerca, indagine, incessante domanda sulle grandi questioni dimenticate dall’uomo di questo tempo. La Santa, come la chiamavano gli Arabi; dispensatrice di pace, come evoca il suo nome ebraico, perché in essa si ripetano invisibili i Misteri che una volta, solo una volta, si celebrarono visibili. Locus aspaziale che guardi a Oriente, quello più estremo essendo essa stessa già Oriente, come a Occidente, al passato come al futuro per restituire ad essi la propria destinazione: fare, con azione inversa da quella voluta un tempo, del Figlio dell’Uomo il Figlio di Dio.

 

Nella Regola bollata, la Commissio Sinica trova un modo, un’indicazione per una simile peregrinatio, oggi applicabile anche all’intelletto: «Questa è la sublimità di quell’altissima povertà [...]. Questa sia la vostra parte di eredità, che conduce nella terra dei viventi. E aderendo totalmente a questa povertà, fratelli amatissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo» (Cap. VI). Povertà, non solo come mistica indigenza di cose materiali, ma condizione dell’intelligenza che si offre nuda alla conoscenza: spoglia di ogni supponenza, libera da possesso, disinteressata all’accumulo di ciò che possiede chi lo possiede. Intelligenza mendicante, itinerante, che non faccia questua di gloria personale, di lodi o si vesta di abiti sontuosi: che accolga il dono della conoscenza senza trattenerlo, perché esso, come la terra, non patisca proprietari.

 

Arte, fare impossibile, come lo sono le azioni vere, dalla cui esecuzione incontrare genti e civiltà, osservare il passato con gratitudine e preparare il futuro per restituire alla pace il valore toltole dalla guerra armata di falsi sentimenti. Conoscenza che non eluda la terra, anzi sulle orme proprio di Francesco d’Assisi la perfori con dedizione alla verità, condotta oltre ogni confine. Verità in itinere, dunque, che come il passo di qualsivoglia pellegrino in qualsiasi terra non sia tenebre, ma armonia di verum et factum. Intorno a un simile compito, di cui
la mostra è solo una fatica compiuta e uno dei modi dell’Ars agendi, la Commissio Sinica e Angelo Tartuferi, Direttore della Galleria dell’Accademia, cui esprimiamo la nostra profonda gratitudine per il piglio della sua audace intelligenza, hanno composto le varietà gnoseologiche di chierici e secolari, senza chiedere a essi null’altro che il servizio alla conoscenza.

 

La mostra è opera non di pochi ma di tanti che in vario modo hanno concorso con idee ed energie al suo compimento. Vada allora la nostra inappagabile riconoscenza al Ministro Generale, fr. Michael A. Perry, e al Definitorio dell’Ordine dei Frati Minori; al Custode, fr. Pierbattista Pizzaballa, al Discretorio e a fr. Stéphane Milovitch della Custodia di Terra Santa; allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, al suo Decano, prof. Massimo Pazzini, e al prof. Eugenio Alliata, nostri maestri e guide impareggiabili; alla Pontificia Università Antonianum di Roma e al suo Rettore Magnifico, la prof.ssa Mary Melone; a Opera Laboratori Fiorentini-Civita Group per l’efficacia e la risolutezza delle proprie azioni; a Tomaso Radaelli e Simone Todorow di MondoMostre, una fucina di savoir faire e di immagini italiane del bello nel mondo; ad Andrea M. Ettorre, la cui parola vince ogni ostacolo; all’Editore Giunti per la magnificenza del catalogo; e finalmente, a tutti i componenti della Commissio Sinica e del suo Comitato Scientifico.

 

fr. Pietro Messa, OFM
Presidente della Commissio Sinica
Francesco D’Arelli
Direttore scientifico della Commissio Sinica

 

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