di Sonia Montrella
Roma, 25 giu.- Le statistiche cinesi sull'impiego di energia elettrica - spia dello stato di salute di un economia - sono truccate. Lo sostiene un'inchiesta del New York Times che individua nella successione ai vertici del prossimo autunno la principale chiave di lettura del 'make up' delle cifre.
Secondo l'articolo apparso sul quotidiano statunitense e che cita alti dirigenti d'azienda sia cinesi che occidentali, in diverse zone della Cina il carbone accumulato ha raggiunto livelli record dopo che le fabbriche hanno dovuto limitarne l'impiego sulla scia del crollo della domanda. Tuttavia, rivelano le fonti del NYT che hanno chiesto di restare anonime, funzionari dei governi provinciali e locali hanno più volte ordinato ai manager di non comunicare le cifre reali a Pechino.
Un dirigente di un'azienda che ha accesso ai dati sull'energia elettrica relativi alle province dello Shangdong e Jiangsu, sostiene che a maggio il consumo è sceso del 10% rispetto a un anno fa, ma i governi provinciali hanno riportato una leggera crescita o un trend stazionario.
Funzionari di diverse città e province avrebbero inoltre truccato i numeri della crescita economica, i profitti e le ricevute fiscali delle aziende. Lo scopo sarebbe quello di gonfiare i principali indicatori economici di 1- 2 punti percentuali, lo stretto necessario per 'trasformare' un dato economico da molto brutto a brutto.
" Non c'è alcuna prova" fa sapere la portavoce dell'Ufficio nazionale di Statistica, l'agenzia del governo centrale che si occupa della maggior parte delle proiezioni economiche.
Sull'affidabilità o meno delle cifre cinesi gli analisti sono scettici sin dall'apertura dell'economia del Dragone, ma le preoccupazioni stanno riemergendo in questo momento con una portata inusuale. Quest'anno – osserva il NYT – sarà la prima volta dal 1989 che la Cina assisterà a un cambio ai vertici mentre l'economia rallenta. In quest'ottica i funzionari di ogni livello sono chiamati a comunicare a Pechino i risultati della loro amministrazione, numeri che con ogni probabilità si tradurranno poi per i diretti interessati in una promozione, retrocessione o in un trasferimento.
Tuttavia episodi simili di ritocchi alle statistiche si registrarono anche nel 2009, lontano dunque dalla corsa alla successione politica. In seguito a tali 'make up' il governo cinese approvò una norma in vigore dal 2010 che punisce con il licenziamento di funzionari pubblici -di qualsiasi grado- che diffondono dati economici fasulli. In quell'occasione il direttore dell'Ufficio Nazionale di Statistica, Ma Jiantang, rese noto che il 60% delle violazioni individuate a livello nazionale l'anno precedente riguardavano proprio la falsificazione e la manipolazione dei calcoli, dettata il più delle volte dall'incapacità da parte degli amministratori locali di raggiungere gli obiettivi fissati dall'alto. Tra i casi più eclatanti un'impresa statale di Chongqing in cui due funzionari gonfiarono la produzione da 3 a 30 milioni di yuan, aggiungendo uno zero in coda ai conti ufficiali.
Lo stesso Ma Jiantang qualche hanno fa avviò un processo per garantire una maggiore trasparenza delle cifre. Ma le acque restano ancora torbide per ammissione, secondo Wikileaks, dello stesso Li Keqiang – colui che è proiettato alla poltrona di premier – che nel 2007 disse a un diplomatico americano che alcune cifre sono "fatte a mano" e quindi "poco affidabili". E per questo motivo – spiegò Li - si affidava ai dati dei tre valori più difficilmente ritoccabili: il pagamento dei prestiti bancari, il volume dei carichi ferroviari e infine proprio il consumo elettrico.
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