
di Francesco D'Arelli
Roma, 29 mag.- La mente o il cuore – perché i Cinesi usano lo stesso termine xin – è la guida dell'uomo che agisce. L'uomo è soprattutto nel mondo e dal mondo riceve ogni sorta di sollecitazione tanto che la mente deve continuamente orientare la sua azione. Così l'uomo è sempre nel mondo e mai nella mente.
In Cina, proprio per il profondo senso della realtà del mondo, si è ceduto poco allo scetticismo e non si è mai giunti a rifiutare in toto la validità del mondo stesso. Non meraviglia allora che la conoscenza sia parte della stessa realtà e che l'investigazione anche del particolare non sia mai ridotta alla conoscenza del particolare in sé, essendo per contro la via, come tutta l'attività conoscitiva, per rivelare il sistema complesso di relazioni dell'Universo. La conoscenza non è allora solo conoscenza di cose, fatti e processi della natura, ma allo stesso tempo di valori, virtù e principalmente dell'ultima realtà.
Già nell'Yijing (Classico dei mutamenti) – il cui testo raggiunse una forma stabile verso la fine della dinastia dei Zhou occidentali (secc. XI-VIII a.C.) o nel periodo della dinastia dei Zhou orientali (secc. VIII-III a.C.) – si trova la prima dottrina o filosofia della conoscenza. Conoscere significa osservare (guan) ogni cosa nella sua interezza, ossia vedere le cose come sono in natura (grandi, piccole, lontane, vicine...) e in ispecie le loro reciproche relazioni nel sistema totale del mondo. I modi di osservare sono molteplici e tutti possibili, poiché la mente è naturalmente in uno stato di «grande pura illuminazione» (da qingming). Che la conoscenza del tutto sia poi quella giusta è accertato dalla correttezza delle azioni dell'uomo.
Argutamente Giuseppe Tucci annotò in uno dei suoi primissimi scritti che per i Cinesi «il conoscere non è che un necessario strumento a ben operare».
Francesco D'Arelli è PhD in Studi Orientali all'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha insegnato in diverse Università e dal 2011 è Acting Professor di Cultura e Società della Cina alla Libera Università degli Studi Luspio di Roma. Ha pubblicato numerosi saggi sulla diffusione e presenza del cristianesimo in Cina nei secoli XVII-XVIII e oltre cinquanta voci di filosofia cinese nel Treccani Filosofia (Roma 2008-2009).
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