Hu
Jintao e Wen Jiabao come gli “stabilizzatori” della Cina. Deng Xiaoping come
colui che, gia’ nel 1978, era stato in grado di prevedere tendenze e problemi dei
successivi trent’anni. E Li Keqiang e Xi Jinping, leader designati della
“quinta generazione”, come gli uomini chiamati a gettare le basi per una
graduale riforma politica. Repubblica
(im)popolare cinese (Bompiani), il nuovo libro di Fabio Cavalera, ex
corrispondente a Pechino del Corriere della Sera (ora di base a Londra), nasce
per presentare al pubblico italiano i protagonisti della vita politica ed
economica della Cina recente e attuale: «Della Cina si parla sempre di piu’, ma
lo si fa senza conoscerne i protagonisti – dice Cavalera -. Sappiamo tutto di
Obama, di Sarkozy, di Berlusconi. Come possiamo continuare a ignorare chi sono
i motori di un Paese che e’ destinato a contare sempre di piu’ nel mondo?». Per
capire un Paese, spiega Cavalera, bisogna conoscerne i “cervelli”. Perche’ descrivendo
le vite, le personalita’ e le storie degli uomini che hanno avuto in mano le
redini della Cina dal 1978 a
oggi, si puo’ intravedere anche il volto di Pechino domani.
D. Cavalera, non e’ facile frugare tra
le vite dei leader cinesi.
R. I
dettagli della vita dei leader cinesi degli ultimi trent’anni credo siano
scritti soltanto in qualche dossier di partito, accessibili a pochissimi. Le
informazioni piu’ intime sui dirigenti della Repubblica popolare sono blindate.
Persino incontrarli di persona e’ un’impresa praticamente impossibile. Tuttavia,
anche osservarli da lontano e’ un esercizio interessante. E necessario. Capire
da dove vengono, in che famiglia sono cresciuti, quali disgrazie hanno vissuto
gli uomini che muovono la Cina
e’ il primo passo per capire chi sono.
D.
Come ha selezionato i protagonisti del suo libro?
R. Per prima cosa si e’ trattato di valutare chi sia stato il
personaggio che ha cambiato le cose in Cina, che ha invertito la rotta dopo la
morte di Mao. Il libro parte quindi dalla figura di Deng Xiaoping, il vero
artefice delle riforme che hanno rivoluzionato il volto della Repubblica
popolare, e dal suo discorso programmatico del dicembre 1978. Riforma
economica, riforma del sistema legale, burocratizzazione, apertura al mondo: il
futuro della Cina e’ tutto in quelle parole. Parole profetiche. Trent’anni fa,
Deng aveva previsto i problemi e le sfide della Cina di oggi.
D. Qual e’ stato il lascito di Deng?
R. Deng e’ stato l’ultimo
rivoluzionario, l’ultimo vero comunista. Per lui, la parziale apertura della
Cina al mondo non doveva mai mettere in discussione la centralita’ del partito.
Gli errori compiuti con la strage di Tian’anmen (fu Deng a mandare i carri
armati in piazza), non sminuiscono la sua statura politica. Era un uomo
coraggioso, paziente e caparbio. Un innovatore, nel cui solco si sono mossi i
leader successivi.
D. Nel libro li
descrive tutti.
R. Ho voluto
approfondire il volto delle generazioni politiche venute dopo Deng. Da Jiang
Zemin, il suo successore, fino agli esponenti designati della “quinta
generazione”, quella che guidera’ la
Cina fino al 2020. Jiang Zemin, salito al poter dopo la
strage di Tian’anmen, era un uomo politico oscuro ai piu’, un “fedele” un po’ grigio,
e tuttavia capace di accreditare la
Cina nel mondo [fu lui a firmare l’ingresso
nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001, ndr]. Dopo la sua
accelerazione verso un’economia piu’ aperta, fin troppo aperta, sono arrivati
Hu Jintao e Wen Jiabao, i leader attuali. Interpreti fedeli del denghismo.
D. In che senso?
R. Con loro la Cina
ha cominciato a frenare sugli eccessi prodotti durante il “regno” di Jiang e a
promuovere uno sviluppo piu’ equilibrato. Ecco allora l’attenzione all’ambiente
e alle campagne e gli sforzi per bloccare gli eccessi speculativi. Ecco la
consapevolezza che la stabilita’ del Paese e’ una priorita’, perche’ senza
stabilita’ non c’e’ sviluppo. In nome della stabilita’ si sacrifica tutto.
Anche la liberta’.
D. Denghisti
anche in politica estera?
R. Hu e
Wen sono partiti dal solco denghista dell’apertura, ma si sono spinti oltre la
sua politica del “basso profilo”. La
Cina di oggi non e’ piu’ defilata. È un Paese che vuole far
valere il proprio peso, che e’ capace di condizionare le relazioni
internazionali e di subordinare la politica estera agli obiettivi di sviluppo e
di crescita interni.
D. La quinta
generazione sara’ come loro?
R. La
quarta generazione non ha fatto alcun passo verso una riforma politica. Io
credo che il compito di Hu e Wen sia affidare alla quinta generazione un Paese
stabile. Tocchera’ ai loro successori, infatti, cominciare a discutere almeno
una minima apertura sul fronte politico interno. Le biografie dei leader
designati, Xi Jinping e Li Keqiang, mi sembrano adatte. La loro esperienza
della Cina maoista e’ molto limitata e la loro carriera, oltre che nel partito,
si e’ sviluppata con lo studio e i viaggi all’estero. Sono persone consapevoli dell’esistenza
di diversi sistemi politici nel mondo e del fatto che in Cina c’e’ un problema
di liberta’. Non potranno non domandarsi come dare spazio a una maggiore
circolazione delle idee. Non aspettiamoci balzi verso la democrazia
parlamentare, pero’. Questa non appartiene alla tradizione cinese.
D. Nel libro si parla anche dei “manovratori” dell’economia cinese.
R. Sono i personaggi che hanno in mano
le chiavi del miracolo. Non potevo non parlare del governatore della People’s
Bank of China, Zhou Xiaochuan, uno dei padroni del mondo: ha in tasca duemila
miliardi di dollari di riserve valutarie e mille miliardi di dollari investiti
nei titoli di Stato americani. Poi ci sono Chen Deming, vicepremier
responsabile dell’economia nazionale, a cui spettano tutte le decisioni
macroeconomiche, e Wang Qishang, ministro al commercio, un personaggio cruciale
visto che l’export e’ stata la chiave di volta della crescita cinese. Ho
presentato anche la storia di Liu Chuanzi, manager della Lenovo, l’azienda di
Stato convertita in Spa che si e’ mangiata IBM.
D. Ha scoperto cosa anima l’imprenditoria cinese?
R. La struttura imprenditoriale in Cina
si ispira all’unico principio del capitalismo, il profitto. Il solo obiettivo
degli imprenditori cinesi e’ diventare sempre piu’ grandi e fare sempre piu’
soldi. In Cina non ho visto nessuna interpretazione “romantica” della missione
imprenditoriale.
D. L’ultimo
ritratto del libro e’ dedicato a una coppia di dissidenti, Hu Jia e Zeng
Jinyan.
R. Quando si parla dei
protagonisti della Cina degli ultimi trenta anni non bisogna dimenticare che c’e’
un punto, quello della dissidenza, che e’ rimasto in sospeso. Un capitolo che
la leadership cinese non vuole aprire, ma che la influenza, pur se in modo
indiretto. Ho scelto la storia paradossale e gravissima di Hu e Zeng, blogger e
attivisti perseguitati, per ricordare l’esistenza di questo punto sensibile e
critico, che sta al centro dei rapporti tra la Cina e l’Occidente.
di Emma Lupano