Nel vostro sito www.italianfairservice.com, vi presentate come 'promotori' di aziende italiane del settore Moda e Beauty nei mercati esteri. Come si articola questa attività di promozione? Ci potete spiegare in cosa consiste il vostro lavoro e qual è il sostegno fornito alle aziende?
Italian Fair Service è una società di rappresentanza fiere estere in esclusiva per il mercato italiano. Non ci limitiamo, però, solo a una vendita di spazi espositivi alle aziende italiane, in quanto abbiamo la convinzione che il successo di un'impresa italiana sia estremamente importante per il nostro lavoro. Ecco perché ci definiamo 'promotori' di aziende italiane, perché uno dei nostri punti di forza è la promozione dell'espositore nel Paese e nella città dove si svolge la manifestazione. Il sostegno che diamo alle aziende non si limita a fornire le informazioni utili e necessarie sulle modalità e sui costi di partecipazione alla fiera, ma comprende anche un'analisi della situazione economico-politica del Paese ospitante e del target della clientela. Curiamo anche tutti i servizi 'accessori' come l'interpretariato, gli allestimenti, i trasferimenti, il trasporto merci, affinché l'espositore si preoccupi soltanto di gestire i suoi contatti in fiera e creare del business per incrementare le sue vendite.
Sempre nel vostro sito, segnalate cinque fiere in Cina. Una di queste, la China Beauty Expo 2010 – la fiera di cosmesi e hair-style più grande della Cina – si è conclusa di recente, esattamente il 21 maggio scorso. Partendo da quest'ultimo appuntamento ci potreste fare il punto della situazione, ovvero raccontare qual è l'interesse della Cina nei confronti della Moda e del Beauty "Made in Italy" e, parallelamente, quale è l'approccio delle aziende italiane che partecipano (o che non partecipano) agli eventi fieristici da voi segnalati e curati?
L'immagine che i cinesi hanno dell'Italia e dell'italianità è assolutamente positiva e omogenea. L'Italia è la patria del lusso, del bello, del design, dello stile e del saper vivere. La visione del mercato cinese da parte delle imprese italiane è invece spaccata a metà: da una parte ci sono i 'pessimisti', coloro che temono che i loro prodotti, il loro marchio e le loro idee siano copiate; dall'altra, gli 'ottimisti', coloro che considerano la Cina come l'Eldorado, il Paese delle grandi opportunità per rilanciare la propria azienda. Entrambe le visioni sono estreme; la fotografia di un Paese delle dimensioni come la Cina non passa immediatamente dal bianco al nero, ma sfuma nelle diverse gradazioni del grigio.
Sempre restando sulla China Beauty Expo 2010, le imprese italiane che hanno partecipato, cosa hanno messo in valigia e cosa hanno portato a casa? Le aziende sono interessate a vendere un prodotto finito "Made in Italy" e quindi partono alla ricerca di un partner distributivo, oppure vogliono produrre con un'azienda cinese per poi distribuire e vendere in loco? E gli altri partecipanti internazionali? Quali i loro obiettivi? La competizione tra gli attori è intensa?
L'obiettivo principale di un'azienda italiana che si affaccia sul mercato cinese è quello della vendita del proprio prodotto. Abbiamo riscontrato proprio tramite China Beauty Expo un grande interesse da parte di importatori, grossisti, catene di centri di bellezza, sui prodotti delle nostre aziende. Molti hanno fatto ordini, altri hanno trovato delle società di importazione che acquisteranno i loro prodotti in via continuativa, altri ancora si stanno muovendo per aprire un loro branch office a Shanghai. E' per questo che i partecipanti alla manifestazione erano estremamente soddisfatti e molti di loro hanno confermato la loro presenza anche per il prossimo anno. I Paesi internazionali più rappresentati erano, oltre all'Italia, Germania e Francia, grazie anche ai finanziamenti avuti dai rispettivi Governi, che per le aziende italiane non sono ancora previsti.
La popolazione cinese, femminile ma anche maschile, è grande utilizzatrice di centri di bellezza, saloni di parrucchieri, SPA, centri per massaggi eccetera: forse, in questi anni, parallelamente allo sviluppo economico e al maggior benessere della popolazione, avete riscontrato una crescita nella curva di interesse da parte della Cina nei confronti dei prodotti Moda e Beauty. Potete articolare la risposta fornendoci qualche dato?
Dal 1997 andiamo regolarmente in Cina per promuovere alcune aziende di moda italiane, e possiamo dire che l'interesse e l'importazione di prodotti italiani in Cina non ha avuto nessuna flessione anche in questi momenti di crisi. Con la rappresentanza di fiere abbiamo voluto dare l'opportunità a più aziende italiane di far conoscere i loro prodotti al potenziale cliente cinese. Di seguito qualche dato statistico sui consumi delle fasce 'alte'. I 'ricchi' cinesi (oggi 140 milioni di persone, circa il 10% del totale della popolazione) spendono il 28% per l'abbigliamento di moda, il 26% per i cosmetici, il 26% per accessori (scarpe, borse di pelle) e il restante 20% per i gioielli. I prodotti a marchio "Made in Italy" rappresentano l'oggetto del desiderio di quest'élite di consumatori che è oggi alla ricerca di prodotti sempre più sofisticati. La domanda del "Made in Italy" ogni anno registra un +50%.
"What do they want?": cosa vogliono i consumatori cinesi? Una breve e schematica presentazione delle abitudini di consumo dei due sessi, se possibile, articolata su diverse fasce d'età e su diverse provenienze geografiche.
La Cina va conosciuta, perché bisogna conoscere il competitor. Ma anche come cliente. Da sola, la Cina rappresenta il mercato più grande del mondo, con oltre il doppio dei consumatori potenziali di tutto l'Occidente messo assieme. L'aspetto cruciale per il successo su questo mercato è entrare nella visione del mondo cinese, nel modo di pensare, in una parola "nella testa" sia degli imprenditori che dei consumatori cinesi. Dal punto di vista della provenienza geografica, i consumatori sono suddivisi come segue: 15% a Nord, 30% a Est, 13% a Sud, 8% a Nord Ovest, 10% a Sud Ovest, 12% nel Centro e 12% a Nord Est. Gli acquisti del comparto Moda si ripartiscono principalmente in: 31% abbigliamento donna, 19% abbigliamento uomo, 5% abbigliamento bambino, 10% abbigliamento casual, 7% abbigliamento sportivo, 5% biancheria intima, 3% jeans. I canali di distribuzione principali sono i grandi magazzini (32%), seguiti dai negozi al dettaglio (28%), dagli shopping mall (23%), dai professional markets (10%), dai negozi on-line (3%) e dallo shopping in TV (2%).
Le creme sbiancanti, per avere una pelle luminosa e brillante come quelle delle ragazze occidentali, che invece corrono a prendere la tintarella in una cabina di un solarium sotto le luci artificiali di una lampada abbronzante, sono in cima i desideri delle donne cinesi. Si potrebbe richiamare il proverbio "L'erba del vicino è sempre più verde". Secondo voi, fino a che punto il bombardamento mediatico influenza ed è responsabile di questo trend?
Le donne cinesi amano avere una pelle bianca in quanto sinonimo di ricchezza, mentre coloro che sono abbronzati sono i contadini delle campagne. Diversamente la pensano le ragazze occidentali che si bombardano di lampade per avere una pelle scurissima, dimenticandosi forse dei danni della salute che possono causare le lampade artificiali. I media influenzano notevolmente la popolazione femminile, soprattutto quella adolescenziale. Da noi il sinonimo di bellezza sono "le veline" ragazze bellissime e abbronzantissime. In Cina invece lo stereotipo di bellezza da copertina sono ragazze bellissime molto chiare di carnagione.
Oltre a China Beauty 2010, la cui qualità e rilevanza sono dimostrate dai numeri (2000 espositori e 200mila visitatori), quali altri appuntamenti segnalate? Sulla base dell'edizione appena conclusa, quali sono le previsioni per l'appuntamento China Beauty del 2011?
In Cina collaboriamo anche con un ente fieristico che organizza delle fiere del tessile e dell'abbigliamento. Tuttavia non è facile portare delle aziende di moda in Cina in questo momento, data la crisi che ha colpito duramente il comparto del tessile. Per la prossima edizione di China Beauty Expo abbiamo in programma di incrementare il numero di aziende, chiedendo anche un supporto da parte dell'ICE. Siamo anche in trattativa con una società di allestimenti per creare un'"Area Italia" con una grafica particolare, per aumentare la qualità e la visibilità degli stand italiani.
Una domanda di respiro più generale. Sempre navigando nel vostro sito, ho notato che la mappatura della fiere da voi curate è molto estesa e dettagliata. Spaziate dall'Europa dell'Est, sino al Medio Oriente alla Cina. Quale di queste macro regioni geografiche è attualmente più interessante per le imprese italiane che si occupano di Moda e Beauty? Ancora, quali sono le difficoltà che incontrate nel relazionarvi con queste tre aree così diverse tra loro?
Diciamo che cerchiamo di focalizzarci su mercati in via di sviluppo attualmente più interessanti per le nostre aziende, in quanto sono Paesi che hanno risentito meno della crisi e che hanno sempre più voglia di "Made in Italy", simbolo di qualità e lusso unici al mondo. Notiamo che le imprese italiane sviluppano un gran business in Russia – ormai partner abituale dell'Italia – che importa parecchio dall'estero perché al suo interno produce poco. Anche il Medio Oriente suscita un elevato e crescente interesse da parte delle imprese italiane, spinte dal sogno di Dubai e degli sceicchi. Tuttavia il popolo arabo è il più complicato negli affari, pertanto ci vogliono lunghe trattative per arrivare alla conclusione dell'accordo. Ma crediamo che la Cina sia il Paese con le maggiori potenzialità e, data l'inclinazione commerciale del popolo cinese, siamo convinti che sia il treno da non perdere.
di Giulia Ziggiotti