
Pechino, 4 giu. - Qualche mese fa uno studio commissionato a Bain & Co. dalla Camera di Commercio dell’Unione Europea in Cina ha confrontato società cinesi finanziate mediante quotazione alle borse cinesi e straniere ed imprese finanziate invece da fondi di investimento, cinesi o stranieri. Delle società esaminate, quelle supportate da fondi di private equity hanno avuto una maggiore crescita del profitto (periodo 2002-2008), ed inoltre hanno contribuito in misura maggiore, rispetto alle omologhe quotate, nella creazione di nuovi posti di lavoro e nell’impiego di personale con un elevato grado di istruzione. I fondi hanno aiutato le societa’ ad investire di piu’ nella ricerca e sviluppo, e, rispetto agli altri tipi di investimento, si sono maggiormente concentrati (42%) nelle aree occidentali del Paese, che sono il centro delle politiche di riforma del governo cinese. I fondi cinesi e stranieri hanno investito in Cina anche in societa’ retail o di produzione di beni di consumo, favorendo quindi anche la crescita dei consumi interni, oltre che nei settori più tradizionali quali media e IT. Per quanto i fondi di investimento siano una forma piuttosto recente di investimento in Cina, un sondaggio Deloitte ha rivelato consistenti aspettative per quest’anno tra gli operatori del settore in Cina. Le imprese che hanno beneficiato degli investimenti dei fondi confermano peraltro che i nuovi partner hanno contribuito a migliorare sia la corporate governance della società che il controllo dei costi e l’efficienza della struttura. Ed il governo cinese guida e sostiene la crescita di nuove forme di investimento e di finanziamento delle imprese. Il nuovo (2009) Growth Enterprise Board (sul quale possono quotarsi aziende innovative) potrebbe infatti essere di interesse anche per i fondi di private equity. La più recente normativa relativa alla costituzione delle Foreign Invested Partnerships, inoltre, apre la porta per la costituzione di partnerships, entità che non hanno personalità giuridica e sono dunque ‘trasparenti’ dal punto di vista fiscale, e forma che solitamente assumono i private equity funds anche in altri paesi per il finanziamento delle portfolio companies. Infine, ulteriori normative locali (a Pechino e Shanghai, ad esempio) hanno già avviato in via sperimentale la costituzione di management companies ad investimento straniero, che possono agire anche dietro incarico di investitori terzi.
di Sara Marchetta
Sara Marchetta si è laureata in Lingua e Cultura cinese presso l’Università Ca’foscari di Venezia nel 1994, e successivamente ha frequentato un corso avanzato di giurisprudenza presso la Facoltà di Legge dell’Università di Pechino (1994-98). Nel 2002 si è inoltre laureata in Legge presso l’Università di Parma ed è attualmente membro del Bar Association di Piacenza. Dal 1997 al 2008 ha lavorato per Birindelli e Associati come managing partner dello studio di Pechino. Oggi Sara Marchetta è senior associate dello Studio Legale Chiomenti a Pechino. Diritto aziendale è la sua area di competenza. Madrelingua italiana, parla fluentemente inglese e cinese mandarino.
La rubrica “La parola all’esperto” ha un aggiornamento settimanale e ospita gli interventi di professionisti ed esperti italiani e cinesi che si alternano proponendo temi di approfondimento nelle varie aree di competenza, dall’economia alla finanza, dal diritto alla politica internazionale, dalla cultura a costume&società. Sara Marchetta cura per AgiChina24 la rubrica di Diritto.
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