
Era mattina, intorno alle 8, e tanto sonno...
Il portellone di un aereo si apriva lasciando spazio alle sensazioni più sconosciute.
La scena, alla vista, offriva un cielo di uno sgradevolissimo colore giallognolo, mai visto prima, o comunque non in cielo. E un termometro digitale con una scritta, +34.
All'olfatto, un odore che, nella sua altrettanta sgradevolezza, si abbinava perfettamente al colore del cielo. Misteriosamente però, da qualche altra parte di me che non era né la vista né l'olfatto, il tutto risultò qualcosa di gradevole.
Tutto intorno, un calore un po' soffocante... troppo caldo, per essere il 6 di settembre. Soprattutto per chi atterrava con una valigia piena di caldissimi vestiti invernali, in vista del rigido inverno di Pechino. Avevo dimenticato di chiedere, però, quando ha inizio l’inverno in Cina.
Era il 6 settembre 1999, e io atterravo per la prima volta a Pechino.
Sono appena passati 10 anni da quando, la prima volta, sono partita per la Cina.
Da quel giorno, l'aeroporto di Pechino è stato ricostruito, e poi un'altra volta ampliato in maniera scioccante, e io non ho mai più rivisto quel piccolo aeroporto sgangherato in cui atterrai solo quella volta.
Da quel giorno, sono state costruite prima una, poi due, poi tre, poi altre linee di metropolitana nuove.
Da quel giorno, i negozietti in cui si comprava tutto contrattando sul prezzo sono quasi tutti spariti.
Da quel giorno, per dirne una, a Pechino ci sono state le Olimpiadi, anche con tutte le polemiche che si sono portate dietro.
E’ stato costruito il mitico Bird’s Nest, che io ho visto per la prima volta l’8 agosto 2009, esattamente un anno dopo la gloriosa cerimonia di apertura dei giochi. La creatura olimpica che mi ha fatta rimanere a bocca aperta e constatare, insieme a molte altre cose, tutto il lavoro che è stato fatto in questa città.
Posso anche dire con gioia che il colore dello smog ingiallito dai residui del carbone della corsa all'industrializzazione se n'è andato dal cielo.
Questo lavoro, lo chiamiamo progresso. Certo, in un certo senso lo è. Tutto è sempre progresso, ma sappiamo bene che il progresso è un fenomeno molto più profondo di ciò che indicano nuove costruzioni, nuove strade, nuove metropolitane. E, anzi, è spesso un regresso in altre facce del cubo di Rubik che è la realtà nella sua complessità. Qui poi, troppo spesso si tocca con mano la sensazione che il prezzo pagato per avere il “progresso” sia veramente troppo alto in termini di amore e cura per il proprio passato. Questo sta senza dubbio creando in molti una perdita di contatto con realtà più profonde, un’ebbrezza da materialismo che pare superficialità, e anche un senso di smarrimento in molti cervelli.
E di certo, a tutti manca la vista della vecchia Pechino, che peraltro non è nemmeno quella che ho visto io nel 1999. Tutti amano ora comprare vecchie cartoline e poster in bianco e nero di tempi in cui Pechino era veramente un’altra cosa. Io per prima, ne ho uno appeso in casa.
Molti danno anche, comprensibilmente, giudizi di valore su tutto quello che è successo qui in questi anni. Ma se prescindiamo da questi, di certo il lavoro che è stato fatto qui non si può negare. E’ qui, maestoso, davanti agli occhi di tutti.
La cosa più magica, però, per me frequentatrice di Pechino da 10 anni, è che tutte le linee di metropolitana e i centri commerciali non hanno scalfito l’energia che scorre nelle arterie di questa città. Non la più profonda almeno.
Questa sensazione, che io camminando qui dopo 10 anni sento ancora, mi ha fa nuovamente riflettere tanto su questo posto. Su questa città, su questo mondo complesso, che è Pechino, e sul mondo in cui, fiero, cresce.
Quando ci penso, è stata una partenza preziosa, quella prima partenza per Pechino… Ne ho fatte talmente tante ormai, ma quella del 5 settembre 1999 è e sarà sempre l'unica in cui non sapevo cosa avrei trovato.
Perciò la custodisco così gelosamente. E perciò a Pechino, il 5 settembre 2009 si è festeggiato.
Elisa Ferrero
elisaferrero @gmail.com
Elisa Ferrero, sinologa classe 1978, laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Torino, 10 anni dal primo ingresso in Repubblica Popolare Cinese.
La lingua cinese mi appassiona ormai da 10 anni, ma parlo con piacere anche l’inglese, lo spagnolo e il francese, sperimentati tutti in varie fasi della vita.
Una forte attrazione per Pechino nata dal primo giorno mi ha portata a viverci, studiando prima e lavorando poi, dal 2004 al 2007. Vivo nuovamente qui da maggio 2009.
Gli stimoli derivanti dalla conoscenza di diverse lingue straniere e da una propensione per esperienze di carattere internazionale sono molteplici. E’ da questi che nasce in me la ricerca continua della condivisione della realtà con le persone lontane. La scrittura e la fotografia, i mezzi che più uso per farlo.
La rubrica “Lettere dalla Cina” ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.