
Shanghai, 11 feb. - Cangnan, provincia del Zhejiang, costa orientale cinese. Ci osserviamo a lungo. Nessuno abbassa lo sguardo per primo. Per reciproco stupore: non c’è sfida.
O forse sono passati pochi secondi? Attorno a me i commensali sembrano non essersi accorti di alcunché e non credo di aver ignorato più di due o tre proposte di brindisi. Di colpo sembra calare il silenzio sugli 86 uomini e 9 donne che, fino ad un attimo fa, vociavano frasi ritmate e vagamente austere, da mandarino tang ubriaco (versi in pentasillabi tronchi, per intenderci). I bicchieri si muovono e cozzano creando i soliti spruzzi da spettacolo birrotecnico, le bocche si spalancano a formare versi di approvazione, ma il tutto avviene senza audio.
Mi sta osservando, dentro.
Sento vibrare corde da tanto tempo inerti e stonate, da qualche parte nella mia anima.
Non ha espressione, è perfetta saggezza.
L’intensità dello sguardo mi atterrisce e poi mi rasserena. Il subitaneo flusso di concetti e di emozioni mi riempie il cuore e alleggerisce lo stomaco, come fossi sulle montagne russe.
Per un attimo la verità, necessaria e universale.
Una verità da v minuscola, ma pur sempre verità, io dico. Poco importa che ho già dimenticato quasi tutto. Rimane solo una sensazione di saggezza e serenità.
E mi resta la voglia di raccontare gli aneddoti vissuti e quello che mi succederà nei prossimi mesi.
Forse la mia nuova vita inizia qui, oggi, a Cangnan, nel Zhejiang, nel grigiore assoluto di questa Provincia perfetta. Inizia durante questa cena di lavoro, l’ennesima. Ma la più colossale, assurdamente pantagruelica, la più disordinata delle cene cinesi.
Sono commosso; una felicità diversa, liquida, prende a scorrere sotto la pelle, la immagino azzurra.
La fronte suda, la mano inizia a tremare, per cui abbasso il cucchiaio da zuppa nel quale reggo l’occhio di maiale che mi ha aperto la mente e mi ha guarito nel profondo.
Credo si tratti di maiale, comunque, ma poco importa. Lo ripongo nella tazza da zuppa che funge da Arca.
La zuppa era saporita, per altro; curry, coriandolo, una fogliuzza d’alga blu si faceva un paio di vasche a dorso lungo l’Arca in miniatura. Il latte di cocco, infine, oltre che ad attenuare il gusto del curry, ha consentito il colpo di scena, l’imprevista uscita dell’occhio, deus ex machina. E la successiva esperienza gastro-mistica.
Il cucchiaio bianco di ceramica plasticata, con manico corto e ricurvo, credeva infatti di pescare un fungo, una rotella di carota, il cavolo acido…e invece aveva pescato l’Occhio del Saggio.
Il Suo sguardo mi ha rimesso in moto il meccanismo delle emozioni. I primi attimi sono stati dolorosi, come una rinascita, ma poi l’aria ha bucato i polmoni e ho urlato.
I compagni di tavola rotonda non notano nulla di strano, stanno anzi scimmiottando il mio pianto di gioia, dando per scontato che si tratti di un’usanza barbara per esprimere l’apprezzamento ospitale.
Mi riprendo, in sala torna l’audio, ricominciano i brindisi.
Ma sono un’altra persona ormai.
E sto sorridendo.
Lasciate che vi racconti, nelle prossime settimane, della mia vita di Provincia, nel cuore della Cina che produce, si arricchisce, canta al Karaoke e ubriaca clienti e fornitori.
La Cina che ti invita a casa per le feste tradizionali, ti insegna a leggere il futuro nei lineamenti del viso, stupisce con chiome eccezionali, ti telefona alle sei del mattino per chiederti “come stai non è che mi fai un ordine?”.
La Terra di Mezzo, che ogni giorno ti affascina e ti attrae con i colori e i suoni dell’Antica Civiltà e ti bastona e sbigottisce con i colori e i suoni della Nuova Cina. Certamente diversamente attraenti e armonici, ma altrettanto degni di essere raccontati.
Gianluca Morgese
Gianluca Morgese, imprenditore a basso budget di Provincia Italiana che si trova a vivere nella Provincia Cinese all’inseguimento di lavori di nicchia. Settori che nessun business man solido si prenderebbe la briga di coprire, in luoghi spesso lontani dai bagliori di Shanghai e le suggestioni di Pechino. Durante una cena con altri 95 commensali ha un’esperienza gasto-mistica: un occhio, forse suino, lo sta fissando dal suo cucchiaio da zuppa. Da qui la decisione di raccontarvi, senza pretese di verità ma con imparzialità fotografica, ciò che vede della sua amata Cina, durante i suoi viaggi e la sua vita di provincia.
La rubrica “Lettere dalla Cina” ospita gli interventi di giovani italiani che vivono e lavorano in Cina, offrendo spunti di vita quotidiana e riflessioni originali. Andrea Bernardi, Corrado Gotti Tedeschi, Elisa Ferrero e Gianluca Morgese.
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