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Industria. Accordo con le autorità locali per uno stabilimento a Yangzhou: tubi in carbonio e acciaio ad alta precisione

Marcegaglia investe a Shanghai

Paolo Bricco
MILANO
Il gruppo Marcegaglia ha firmato un accordo per la costruzione di uno stabilimento a Yangzhou, vicino a Shanghai.
L'operazione, che vale 150 milioni di euro, è stata ufficializzata ieri nella città cinese, in una cerimonia a cui hanno partecipato le autorità municipali, i rappresentanti dei vertici provinciali e l'alta burocrazia del Partito. «Nei prossimi mesi - dice Antonio Marcegaglia, amministratore delegato con la sorella Emma del gruppo fondato e presieduto dal padre Steno - completeremo gli iter formali e autorizzativi. A settembre ci sarà la posa della prima pietra e, nella primavera del 2009, prenderà il via la produzione».
La ratio industriale dell'operazione è abbastanza in controtendenza rispetto al comportamento standard dei gruppi occidentali in Asia: l'obiettivo non è sfruttare i "dumping" ambientali, per esempio il basso costo del lavoro, di cui tradizionalmente beneficiano le aziende europee che scelgono di effettuare la classica delocalizzazione in Cina, con il risultato finale di riuscire a realizzarvi manufatti di qualità non eccelsa ma a prezzi molto contenuti. Dallo stabilimento di Yangzhou usciranno, invece, tubi d'acciaio inossidabile e al carbonio ad alta precisione. «Sono beni molto sofisticati - afferma Marcegaglia, quarantaquattro anni -: la nostra idea è che il mercato cinese possa esprimere una domanda di alta qualità. E abbiamo deciso di rispondere proponendo il top della nostra gamma». Tubi destinati all'automotive, all'idraulica e alla meccanica di precisione, da vendere in Cina e in tutta l'Asia. Il piano cinese del gruppo mantovano prevede di andare a regime in sei anni, giungendo a una dimensione industriale composta da 650 addetti, da un giro d'affari da 450 milioni di euro e dalla trasformazione di 350 mila tonnellate d'acciaio all'anno. «Anche se - specifica l'amministratore delegato - pensiamo di riuscire a centrare questi target nell'arco di quattro anni. Grazie alla notevole forza espansiva e alla grande efficienza dimostrata dal mercato e dalla realtà della Cina, in tutte le sue componenti pubbliche e private». Non a caso, è previsto il raggiungimento del break-even entro il primo anno dal giorno dell'avvio della produzione. «Per farcela - dice Marcegaglia - nei prossimi mesi incrementeremo, dal quartier generale italiano, gli sforzi commerciali rivolti alla Cina. Lo scopo è quello di intercettare più domanda possibile, intensificando la spola fra i due Paesi prima dell'apertura effettiva dello stabilimento».
Ieri, a Yangzhou, con Antonio e Steno Marcegaglia, c'erano l'ambasciatore italiano a Pechino, Riccardo Sessa, il console generale di Shanghai, Massimo Roscigno, e i rappresentanti dell'Ice. «In un universo complesso come la Cina - osserva Marcegaglia - è fondamentale esercitare la propria azione di impresa privata mostrando anche che ci si muove all'interno di una logica di Sistema-Paese». Dunque, insieme le imprese, lo Stato, il settore pubblico e, pure, il mondo confindustriale, come peraltro è accaduto nella missione congiunta in Cina di un anno e mezzo fa.
L'investimento in Cina, comunque, rientra per il gruppo italiano in una strategia di internazionalizzazione più ampia. Oggi Marcegaglia ha stabilimenti negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, in Brasile e in Polonia. L'insediamento polacco, a Kluczbork in Alta Slesia, beneficerà in tre anni di un potenziamento quantificabile in un investimento di 200 milioni di euro. Nel prossimo giugno, nel sito brasiliano di Garuva, prenderà il via l'ultima fase dell'ampliamento in corso: l'operazione vale in tutto 250 milioni di euro; il nuovo step comporterà un esborso da un centinaio di milioni. «La nostra internazionalizzazione - chiarisce Marcegaglia - fa il paio con il rafforzamento degli stabilimenti italiani. Basti dire che, sulla cifra complessiva di 1,2 miliardi di euro che destineremo agli investimenti nei prossimi quattro anni, il 40% sarà destinato all'estero e il 60% riguarderà il nostro Paese».
paolo.bricco@ilsole24ore.com

13/03/2008