
Quelli che si ostinano a negare i segnali del contagio rischiano di somigliare ai membri del tribunale di Sanità milanese che tardarono ad arrendersi all'evidenza della peste manzoniana. L'Asia è ormai investita dai venti della recessione europea e del rallentamento americano, soprattutto attraverso una frenata dell'export e della produzione. A colpire, ieri, non sono stati tanto i dati sugli indici manifatturieri in Cina, anche se vari analisti sottolineano che ci si deve prospettare una crescita cinese sotto il 7%, il che per Pechino sarebbe l'equivalente di una recessione. Per le caratteristiche della sua economia, un barometro più significativo della congiuntura globale è la Corea del Sud, anche perché dà i dati più tempestivamente: a luglio il suo export è sceso di quasi il 9% rispetto a un anno fa, al ritmo peggiore da circa tre anni. È un segnale di allarme, tanto più che, rispetto ai tempi della crisi Lehman, non ci si può aspettare una corsa generale a ingenti stimoli pubblici per la ripresa.
02/08/2012