
Milano, 28 gen. - Oltre a generare fiumi di inchiostro sui giornali cinesi, la questione immobiliare ha cominciato a dare vita anche a trend linguistici. Come scrive lo Huangqiu shibao (Global Times) in un articolo dedicato ai lasciti linguistici del 2009, tra i termini diventati comuni nel linguaggio gergale negli ultimi mesi c’è anche wo ju, baracche (letteralmente: “case da lumaca”). L’espressione coincide con il titolo di una serie tv che racconta la vita dei giovani di città che, per pagare il mutuo di una casa minuscola, sono costretti a lavorare come schiavi e a fare mille sacrifici.
Da quando è arrivata sul piccolo schermo, a novembre 2009, la serie, intitolata appunto “Wo ju”, ha fatto molto parlare di sé. La fiction è ambientata a Shanghai e racconta le avventure di due sorelle che cercano di sfondare nella metropoli, ma che si trovano a dover fare i conti con gli esorbitanti prezzi delle case, con relazioni con uomini sposati e con il fallimento delle proprie ambizioni.
Il 18 novembre però, dopo soli dieci episodi in cinque giorni, la serie è stata chiusa. Molti commentatori, sui media e non solo, hanno insinuato l’idea che a provocare la chiusura di “Wo ju” siano stati proprio gli imprenditori immobiliari, motivati a farla sparire dalla circolazione perché la serie dava una pessima immagine della loro categoria. Così, hanno argomentato in molti, qualche businessman con amicizie ben posizionate avrebbe chiesto alla Beijing tv, che trasmetteva il programma, di chiudere la serie immediatamente.
In risposta a queste condanne, pur non risparmiando accuse e strali alla categoria, l’editorialista Qiao Zhisheng ha cercato di riportare i critici al buon senso. Nel suo articolo pubblicato sul Nanfang Zhoumo (Southern Weekly) intitolato “A chi ha pestato i piedi ‘Wo ju’?”, riassume così gli eventi: «La serie “Wo ju” è stata chiusa. Il 18 novembre, la Beijing tv ha deciso di mettere brutalmente termine alla trasmissione. Li Jincheng, responsabile per le serie tv dell’Amministrazione centrale per la Radio, i film e la televisione, ha dichiarato che “Wo ju” è stata bloccata “a causa della sua influenza volgare e negativa sulla società”. Alcuni collaboratori della Beijing Tv, invece, dicono che “Wo ju” dava una rappresentazione troppo negativa degli imprenditori immobiliari, e che ha così spinto alcuni di essi a utilizzare le loro “relazioni” per ottenere l’annullamento della serie. «Il potere attuale degli imprenditori immobiliari in Cina è molto più grande di quanto pensiate», avrebbero dichiarato queste persone.
Di certo, dice Qiao, “Wo ju” è stata una delle serie più controverse dell’anno, specialmente da quando è stata eliminata dal palinsesto: «Si sono levate voci da ogni parte: c’è chi ha lodato la serie per la sua rappresentazione fedele della realtà, e chi ha apprezzato l’attenzione rivolta ai problemi sociali attuali e in particolare ai cosiddetti “schiavi delle abitazioni”», giovani costretti a destinare larga parte del proprio salario al pagamento di mutui esorbitanti, pur di possedere un alloggio.
Tuttavia, scrive Qiao, «è improbabile che la sospensione della serie sia legata all’intervento degli imprenditori immobiliari». Ecco perché: «La spiegazione che “Wo ju” ha dato “un’immagine fortemente negativa degli imprenditori immobiliari” non regge. La società si è fatta da tempo la sua opinione (pessima) su questa categoria. C’è bisogno di una serie tv per rovinarne l’immagine? ».
“Wo ju”, continua Qiao, non chiama in causa nessuno in particolare, perciò «è improbabile che un imprenditore immobiliare si sia preso la briga di fare pressione sull’emittente usando i suoi rapporti personali. Questi personaggi preferiscono stare alla larga dalle controversie. Come potrebbero essere stati così ingenui da cacciarsi in un ginepraio del genere?».
L’autore osserva il comportamento di criminali e mafiosi: «La tv cinese mette in onda di continuo serie su criminali e sulla mafia, e di certo la loro rappresentazione è di gran lunga peggiore rispetto a quella degli imprenditori immobiliari in “Wo ju”. Eppure, si è mai visto un criminale o un mafioso usare le sue conoscenze per bloccare uno sceneggiato?».
La società cinese, riflette Qiao, «ha diabolizzato la categoria degli imprenditori immobiliari e ognuno si diverte a insultarla. Sui giornali così come sul piccolo schermo, gli insulti sono all’ordine del giorno e addirittura capita che, per strada, qualcuno di loro venga aggredito - verbalmente e fisicamente - dai passanti. Alcuni di loro hanno una pessima reputazione e le loro azioni sono molto impopolari, eppure credete davvero che possano essere loro la causa di tutti i problemi abitativi e di altre innumerevoli questioni che affliggono la Cina oggi?».
Ovviamente, dice Qiao, non può essere così: «Anch’io li insulto e continuerò a insultarli, perché le ragioni per farlo non mancano. Però mi rifiuto di considerarli la causa di tutti i nostri mali. […] Pensate davvero che se fossimo noi al loro posto tutti troverebbero una casa e tutti potrebbero vivere e lavorare in pace? È vostro diritto pensarlo, ma vi state illudendo».
Tornando a “Wo ju”, conclude l’autore, le ragioni della sua chiusura sono ancora oscure. «Perché la serie ha suscitato tante controversie da portarla alla sospensione? Quello che è accaduto dimostra che “Wo ju” godeva di grande popolarità, ma anche che il programma ha dato fastidio a qualcuno. O, per dirla con il titolo di un’opera di Bai Yang, ha “pestato i piedi” a qualcuno. La domanda da porci allora è: a chi ha pestato i piedi? Solo il proprietario di quei piedi lo sa».
di Emma Lupano
Emma Lupano, sinologa e giornalista, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori.