Agi China 24

RITAGLI di Emma Lupano

Riforma del cambio - Yi Xianrong e Ye Tan

YUAN FLESSIBILE ATTRAVERSO LENTI CINESI

Milano, 11 lug. - «Procedere con la riforma del regime di cambio dello yuan» e «aumentare la flessibilità del cambio dello yuan». Sono bastate queste formule, contenute in un annuncio pubblicato in cinese e in inglese dalla People’s Bank of China il 19 giugno, alla vigilia del G20 in Canada, a suscitare in tutto il mondo ondate di pareri e reazioni di segno opposto. Da un lato, l’euforia di leader stranieri come Barack Obama, che hanno espresso il loro entusiasmo per una mossa considerata una prima apertura nella direzione di un rapido apprezzamento della moneta cinese, a lungo invocato dagli Usa. Dall’altro lato, la frenata di molti commentatori cinesi e degli stessi organi di informazione direttamente dipendenti da Pechino, che si sono affrettati a spiegare alla popolazione che in realtà nulla cambierà, soprattutto sul fronte delle esportazioni. Di certo c’è che, con questo annuncio, è stato sancito il ritorno al regime di cambio dello yuan del 2005: la moneta, ancorata al dollaro fino a cinque anni fa, nel 2005 fu legata a un paniere di monete straniere con la possibilità di oscillare di valore a seconda dell’andamento del mercato entro determinati margini. La regola, sospesa di fatto durante la crisi finanziaria, è così tornata valida. Ma è sull’importanza della notizia che i pareri dei commentatori divergono.

Il 22 luglio sul Shanghai Shangbao, Yi Xianrong, esperto di finanza dell’Accademia delle scienze sociali, spiega per quale motivo non bisogna attendersi grandi cambiamenti. L’annuncio della banca cinese, riassume il ricercatore, «ha provocato molte reazioni sul mercato nazionale e internazionale. Alcuni pensano si tratti semplicemente di un ritorno al regime di cambio del 2005; altri di una risposta alle pressioni Usa. Tuttavia, il linguaggio usato dal portavoce della banca centrale è un linguaggio diplomatico: nella sostanza, poco cambia». Come sottolinea Yi Xianrong, dire che si procederà con la riforma del regime di cambio dello yuan non fa altro che «riaffermare i principi e i contenuti fondamentali della riforma del regime di cambio che risale al 2005». Né l’accenno all’aumento dell’elasticità dovrebbe trarre in inganno: «che cos’è l'elasticità? Non è una fluttuazione verso l’alto e verso il basso? Rafforzare l’elasticità dello yuan vuol dire che può apprezzarsi e deprezzarsi, e che questo non accade in seguito alle richieste di apprezzamento, ma è il mercato a deciderlo. Se invece l’elasticità equivalesse all’apprezzamento non sarebbe più elasticità». Inoltre, fa notare lo studioso, «la banca centrale ha dichiarato che “il tasso di cambio attuale dello yuan non ha un margine di fluttuazione molto ampio”». Di conseguenza, sottolinea Yi, «la volontà espressa non porterà necessariamente a una oscillazione del valore dello yuan al di sopra dei livelli raggiunti dal 2005». D’altra parte «se si vuole accelerare la ripresa dell’economia globale, bisogna proteggere il trend di crescita dell’economia cinese, dunque la stabilità del cambio dello yuan è la risposta migliore. Credo che il governo cinese lo sappia molto bene», aggiunge l’esperto. Per questo, la probabilità di un rapido mutamento del tasso di cambio dello yuan o di una ampia fluttuazione del suo valore «non è molto elevata. Pechino non può decidere di apprezzare lo yuan a causa delle pressioni altrui. Il mercato cinese e quello internazionale devono comprendere questa posizione inequivocabile del governo cinese».

Di tutt’altro avviso Ye Tan, commentatore finanziario, come spiega sulle pagine del Nandu Zhoukan il 2 luglio. Per Ye, l’annuncio della People’s Bank of China rappresenta un cambiamento epocale: il segno che la Cina sta imboccando la strada di una nuova riforma. «Nei primi 30 anni di riforma, ci sono due interventi che sono stati rimandati: una è la riforma del regime di cambio dello yuan, l’altra la trasformazione della struttura economica cinese». L’annuncio del 19 giugno sarebbe l’inizio di una nuova era sul fronte monetario. «Il regime di cambio dello yuan è stato criticato sia in Cina che all’estero, ma sono le pressioni provenienti dall’estero ad essere diventate insostenibili. Pur avendo contribuito a stabilizzare l’economia dopo la crisi, la valuta cinese è stata oggetto di critiche. I commentatori cinesi sottolineano che la domanda interna non è ancora cresciuta abbastanza: anche se il valore delle vendite totali dei beni di consumo in Cina non è affatto basso, la domanda non si è espansa come avrebbe dovuto». L’economia cinese, infatti, fino al 2009 ha imboccato «la strada delle esportazioni e degli investimenti». Ma negli ultimi anni «sono emersi pericoli nascosti: i debiti dei governi locali, la fragilità dei capitali finanziari, le barriere al commercio con l’estero». Per questo, secondo Ye Tan, per continuare a svilupparsi nei prossimi dieci anni la Cina non potrà più contare sulla crescita di un’economia basata sugli investimenti e sulle esportazioni. Al contrario, bisognerà velocizzare l’internazionalizzazione dello yuan e passare a una economia basata sulla domanda interna e sull’attrazione degli investimenti». Purtroppo i rischi non mancano: «Molte piccole e medie imprese che si sostengono con le esportazioni rischiano la bancarotta a causa delle pressioni che spingono per una rivalutazione dello yuan. Inoltre, l’apprezzamento potrebbe portare a un aumento del costo della manodopera cinse, a una crescita dell’inflazione e a maggiori problemi nel controllare il settore immobiliare». Tuttavia, sottolinea Ye Tan, le difficoltà e l’intensità della nuova riforma che la Cina deve imboccare non sono più grandi di quelle affrontate nei trenta anni precedenti. «L’unica differenza è che oggi il maggiore problema è rappresentato dagli interessi di categoria. Per questo – invoca il commentatore – è necessario ancora più coraggio e una determinazione ancora più ferma».

 

 

di Emma Lupano


Emma Lupano, sinologa e giornalista, cura per AgiChina24 una rassegna stampa bisettimanale volta a cogliere pareri autorevoli di opinionisti cinesi in merito a temi che si ritengono di particolare interesse per i nostri lettori

 

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