di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 2 mag. - Ad aprile statistiche contrastanti sull'andamento del manifatturiero cinese. I dati riportati da CFLP (China Federation of Logistics and Purchasing), che elabora le statistiche ufficiali approvate dal governo di Pechino, mostrano un PMI (Purchasing Managers' Index) a 53,3 punti, con un aumento dello 0.2% rispetto ai risultati di marzo e il tasso di crescita più alto in un anno.
Ma i dati ufficiali smentiscono quelli ufficiosi elaborati dalla sezione di Hong Kong di HSBC. Secondo il gigante bancario britannico, ad aprile il PMI si è attestato a quota 49,3 punti: nonostante la crescita evidenziata da HSBC rispetto ai mesi precedenti, il settore si trova comunque in fase di contrazione per il sesto mese consecutivo, la più lunga scia di risultati negativi dall'inizio della crisi economica globale. A marzo, secondo i dati di HSBC, l'indicatore si è fermato a quota 48,1, ai livelli più bassi degli ultimi quattro mesi.
Il Purchasing Managers' Index è un indice basato su diversi fattori (tra cui nuovi ordini, produzione e consegne) che prende in esame 820 società appartenenti a 28 settori indifferenti, mentre l'indagine di HSBC si basa su un campione di 430 società ed elaborata su un campione corrispettivo all'85-90% del totale ed esce in anticipo rispetto ai dati ufficiali.
Secondo Ting Lu, chief economist di Bank of America-Merrill Lynch, nel secondo trimestre, il Pil cinese dovrebbe crescere dell'8,5% su base annua, registrando un aumento rispetto all'8,1% del primo trimestre. Tra i fattori chiave della crescita elenca: le politiche in favore della crescita messe in atto da Pechino; la fine dell'inverno più freddo degli ultimi 27 anni; una spinta negli investimenti in infrastrutture; ritrovata propensione al business grazie a stabilità nel settore immobiliare e nei fondamentali. All'inizio di marzo scorso, il primo ministro Wen Jiabao aveva annunciato una crescita del PIL cinese al 7,5%, al di sotto della soglia psicologica dell'8%, considerata dal 2005 la quota minima per evitare un eccessivo aumento della disoccupazione.
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