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AUMENTANO I CONTROLLI
SUI MICROBLOG

Pechino, 16 dic.- Internauti, giù la maschera. Sull’onda della nuova stretta al controllo del web, il governo di Pechino ha stabilito venerdì che d’ora in poi tutti gli utenti – o società - attivi sui siti di microblogging dovranno obbligatoriamente registrarsi con il proprio nome, anziché utilizzare uno pseudonimo. “Non è più possibile effettuare la registrazione con false informazioni riguardo la propria identità” si legge sul comunicato rilasciato del governo. Tuttavia una volta registrati, gli internauti avranno l’opportunità di scegliere un proprio nickname, fa sapere l’Agenzia di stampa cinese Xinhua. I netizen già registrati avranno tre mesi di tempo a disposizione per mettersi in regola oltre i quali potranno perdere il diritto di pubblicare commenti e incorrere in conseguenze legali.

 

Nella rete a trama fitta della censura cinese cadono dunque tutti i siti che agevolano scambi di opinioni e informazioni. Primo fra tutti Sina Weibo, il Twitter cinese, che con un bacino di 200 milioni di utenti registrati e uno scambio di 75 milioni di commenti al giorno, non rappresenta solo un forum on-line, ma una vera e propria realtà sociale – senza voce, ma dalla penna fluida e attenta - i cui dibattiti fanno dormire sonni agitati al Dragone. Il popolo del web conta in Cina più di 485 milioni di ‘cittadini’ che spesso vedono in internet l’unica opportunità per far sentire la propria voce o per fare denuncia.

 

Dalle timide ‘proteste dei gelsomini’ di Pechino e Shanghai dello scorso febbraio (questo dossier), all’appoggio ai dissidenti (questo articolo) , dagli scandali alimentari (questo articolo), al disastro ferroviario di Wenzhou dello scorso luglio (questo articolo), agli scioperi dei lavoratori del Guangdong (questo articolo) tutto passa per internet. Una ‘fuga di notizie’ e un danno alla propria immagine che il governo centrale cerca da tempo, e con sempre maggiore difficoltà, di arginare. Dopo il sistema di censura ribattezzato “Muraglia di Fuoco” e l’arresto delle voci contrarie al partito, Pechino punta ora su un sistema di identificazione per risalire a coloro che, tramite internet, “tentano di disturbare la stabilità sociale” con quelle che secondo il governo si rivelano spesso “notizie false”.

 

Giorni fa due ragazzi dell’Hunan sono finite in manette per ‘rumors’. I due, entrambi ventenni, hanno pubblicato su internet un video che mostra uno stuolo di circa 5.000 poliziotti e 100 veicoli delle forze dell’ordine presidiare un matrimonio avvenuto lo scorso 6 dicembre nella città di Changsha. La polizia locale si è difesa dicendo che si è trattato di una pura coincidenza e che il convoglio militare era di ritorno da un addestramento quando si è trovato a passare proprio in quel momento sul luogo. I ragazzi sono finiti in cella per cinque giorni secondo quanto previsto dalle recenti leggi in materia, ha precisato un poliziotto.

 

Per limitare la diffusione su Weibo di ‘false notizie’, lo scorso settembre Sina Corp. - il primo operatore di servizi di microblog cinese – ha messo a punto un “sistema di credibilità” che prevede anche una serie di pene più o meno dure a seconda dell’entità del reato. “Molti rumor vengono pubblicati con intenti maligni, altri nascono invece dal fatto che Weibo – prodotto di punta di Sina Corp. – mette a disposizione degli utenti solo 140 caratteri cinesi. Spesso il sunto dei fatti che ne viene fuori costituisce in realtà un’informazione distorta” aveva spiegato il presidente della compagnia Charles Chao.



di Sonia Montrella




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