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Bo Xilai a tutto tondo sulla stampa cinese



di Sonia Montrella


Roma, 11 apr.- Dall'agenzia di stampa Xinhua, al quotidiano megafono del PCC Quotidiano del Popolo, dal giornale ufficiale del partito Quishi, al 'piccolo schermo' della CCTV fino al nemico per eccellenza di Pechino, il web: la copertura mediatica sul caso Bo Xilai è totale. Così come quella riservata all'indagine su Bogu Kailai, moglie dell'ex boss di Chongqing, sospettata insieme al maggiordomo dell'omicidio di Neil Heywood,  cittadino britannico e presunto consigliere della famiglia.


Lo scandalo certo è di portata massima, ma che di conseguenza lo sia anche la copertura della stampa cinese non è così scontato. E invece questa volta  - se si escludono alcune parole chiave nei servizi di microbloggling - la macchina della censura è rimasta ferma, così come la volontà del Partito a prendere le distanze da Bo Xilai, da astro nascente del PCC a 'mela marcia'.


"Il compagno Bo Xilai è indagato per serie violazioni disciplinari" fa sapere la Xinhua che in un dispaccio separato chiarisce che "tali violazioni sono collegate all'incidente 'Wang Lijun' del 6 febbraio e dell'omicidio  di Neil Heywood avvenuto a Chongqing lo scorso novembre". Su QQ.com, popolare portale di Tencent, compare in prima pagina una Xinhua sulle indagini dell'omicidio: "le ricerche hanno rivelato che Bogu Kailai – moglie del compagno Bo Xilai – e suo figlio avevano avuto stretti rapporti con Neil Heywood poi deteriorati per questioni economiche".  Poi prosegue affermando che la polizia è in possesso di prove che dimostrano che la donna e Zhang Xiaojun - domestico della famiglia Bo – sono tra i principali responsabili dell'omicidio.

Un editoriale apparso l'11 aprile sulle colonne del People's Daily commenta così l'espulsione di Bo Xilai dal Comitato Centrale: "Da ciò che è successo si evince l'enfasi e l'importanza attribuita al rispetto della legge. Inoltre, dimostra quanto il Partito sia risoluto nel preservare la sua purezza e nel proteggere gli interessi del popolo".  "Il nostro – continua il Quotidiano del Popolo – è un Paese di stampo socialista. Non importa chi sia coinvolto o che carica ricopra, chiunque violi il codice disciplinare del partito o della legge cinese sarà sottoposto a indagini e, se colpevole, a condanne. Nessun cittadino ha diritto a privilegi speciali e, allo stesso modo, il Partito non permette che ci siano 'membri speciali' che si pongono al di sopra della legge".

"Arresti, truffa, omicidi. Cos'altro hanno fatto?" Deng Fei, giornalista di Phoenix Weekly, è tra le prime a commentare 'a caldo' la notizia. Huang Huang celebrità della televisione cinese esplode: In questo Paese qualsiasi cosa negative faccia un uomo è sempre colpa della donna".   Lo scrittore Beicun chiede:  "cosa è cambiato stasera? Assolutamente nulla. 5000 anni è nulla è cambiato: i giochi di potere sono eterni come la morte". 


I netizen si sono invece dati appuntamento sul web: "La mia impressione è che la storia è scritta dai vincitori. Ma alla fine dei giochi, chi tra coloro che sono sul podio può dire di avere un armadio senza scheletri?" scrive un internauta. "Che lezione!" scrive arrabbiato Charles Xue. "Nessuna trasparenza , nessuna apertura. Senza riforme democratiche chi ci garantisce che questo non accada di nuovo?" Dello stesso avviso è anche Fu Zhengqu che aggiunge: "quel gruppo del Comitato Centrale fa quello che vuole. Bo Xilai è una mela marcia, ma non si può massacrarlo".   Alcuni netizen  si scagliano invece in difesa di Wang Lijun, il superpoliziotto ex braccio destro di Bo Xilai che il 6 febbraio si recò  al consolato americano di Chengdu. Per alcuni Wang è un martire: "Alla fine il detective Wang ha sacrificato se stesso per far esplodere il più grosso caso di mafia di sempre". "E' fantastico ha contribuito ad accendere i riflettori su uno scandalo di portata internazionale".




 

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