
di Antonio Talia
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Pechino, 30 mar.- Il caso Bo Xilai ha creato una spaccatura interna nel Comitato Permanente del Politburo, il gotha del potere cinese, e i leader al vertice di Pechino cercano di mantenere un'apparenza di coesione a tutti i costi, con estenuanti negoziati politici. Dopo settimane di ipotesi e sospetti, un articolo del New York Times traccia uno scenario basato su alcune fonti vicine al cuore del governo di Pechino. Ma come sempre, si tratta di voci sussurrate e mezze ammissioni.
Dopo la fuga del superpoliziotto Wang Lijun, braccio destro del potente leader di Chongqing Bo Xilai nella lotta alla corruzione, secondo il quotidiano newyorchese il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao spingono per un immediato castigo nei confronti di Bo: il poliziotto d'acciaio ha cercato rifugio in un consolato americano, scatenando nel Partito Comunista Cinese il più grave scandalo dell'ultimo ventennio.
Wang aveva raccolto le prove della corruzione di Bo? Wang era coinvolto tanto quanto Bo in una spietata campagna per fare piazza pulita dei nemici, mascherata da crociata anticrimine? Wang Lijun ha scoperto il coinvolgimento della moglie di Bo nella morte di un cittadino britannico? Probabilmente non lo sapremo mai. Quel che è certo è che consegnandosi agli Usa, Wang ha attirato un'enorme attenzione sui silenziosi equilibri che governano il potere cinese, e deve essere punito insieme al suo ex capo. Poco importa che Wang Lijun si sia poi reso spontaneamente alle forze dell'ordine di Pechino: in 12 ore trascorse nella sede diplomatica di una potenza rivale, il superpoliziotto ha probabilmente rivelato informazioni riservate tali da gettare in imbarazzo la classe dirigente del regime.
Un professore universitario, vecchio amico di Bo Xilai e con vaste conoscenze nelle alte sfere del potere cinese, rivela che in realtà Bo era nel mirino almeno dallo scorso ottobre: in autunno era già stata aperta un'indagine con varie imputazioni. Lo stesso Wang Lijun, sul finire dello scorso anno, avrebbe sporto denuncia alla commissione disciplinare del Partito Comunista Cinese, sostenendo che la moglie di Bo, Gu Kailai, apriva da tempo ricchissimi conti correnti all'estero, mentre il leader di Chongqing metteva a punto un sofisticato sistema di sorveglianza clandestina per spiare e ricattare i top leader del Partito e garantirsi così definitivamente un seggio al Comitato Permanente del Politburo.
La caduta di Bo, ed è qui che le rivelazioni del NYT entrano nel vivo, ha effettivamente aperto una frattura in seno al Comitato Permanente, con l'opposizione di Zhou Yongkang alla defenestrazione di Bo. Zhou fa parte del Comitato Permanente, appoggia Bo Xilai nella presunta crociata anticrimine, e-soprattutto- è il potente capo di tutti gli apparati di sicurezza cinesi . E' un uomo in possesso di segreti inconfessabili.
Tra le voci incredibili di tentativi di golpe circolate nelle ultime settimane, insomma, qualcosa di reale ci sarebbe: una spaccatura tra il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao da un lato, e Zhou Yongkang e le altre forze favorevoli a Bo Xilai dall'altro. Secondo il New York Times nelle ultime settimane il presidente e il premier cinese avrebbero avviato frenetiche consultazioni per ripianare le divergenze nella leadership, capaci potenzialmente di sprofondare il partito in una crisi profonda proprio in vista della transizione del prossimo autunno, quando ben sette su nove dei membri del Comitato Permanente saranno sostituiti.
La nuova amministrazione di Chongqing, composta tanto da uomini vicini a Hu e Wen che da personaggi politici legati in qualche modo a Zhou Yongkang, sarebbe già il segno di un appianamento delle divergenze. Ma sotto l'immagine di unità a tutti i costi, nelle vene del Partito Comunista Cinese, scorre un magma di dialettiche continue. Il caso Bo Xilai le ha esasperate fino allo spasimo. Fino all'autunno, la corsa alla successione è ancora aperta.
GUARDA L'INTERVISTA DEL 2009 A BO GUAGUA, IL FIGLIO DI BO XILAI
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