Succede spesso che nei condomini le tensioni nascano proprio quando si toccano gli spazi comuni, e oggi il fotovoltaico è uno dei punti più delicati.
La recente decisione del Tribunale di Teramo, con la sentenza n. 1436/2025, entra proprio in questo equilibrio e chiarisce fino a che punto un singolo condomino può muoversi senza scontrarsi con l’assemblea.
La vicenda parte da una situazione ormai comune: un proprietario vuole installare pannelli fotovoltaici sul tetto condominiale. Dopo un primo via libera, però, l’assemblea interviene con una nuova delibera che disciplina l’utilizzo dello spazio comune.
Il condomino decide di impugnare quella decisione, sostenendo che si tratti di una revoca illegittima dell’autorizzazione già concessa. Secondo la sua ricostruzione, l’impianto non avrebbe causato danni né modifiche rilevanti alle parti comuni, quindi non ci sarebbero stati motivi per limitare il suo intervento.
Dall’altra parte, il condominio difende la scelta: la delibera, sostiene, non blocca nessuno ma serve a evitare problemi futuri, soprattutto considerando che anche altri proprietari potrebbero voler installare impianti simili.
La decisione: non è una revoca, ma una regolazione
Il punto chiave della sentenza sta proprio qui. Il giudice chiarisce che non c’è stata alcuna revoca dell’autorizzazione. L’assemblea ha semplicemente deciso di organizzare l’uso del tetto per il futuro, tenendo conto di tutti i condomini.
In concreto, la delibera:
- prende atto che più residenti sono interessati al fotovoltaico
- introduce criteri per dividere lo spazio disponibile
- affida a un tecnico il compito di stabilire le superfici utilizzabili
Questo significa che il tetto non è stato “negato” al singolo, ma gestito in modo più strutturato, per evitare che qualcuno occupi tutto lo spazio lasciando gli altri senza possibilità.

Il principio che conta davvero: pari uso degli spazi comuni (www.agichina24.it)
Alla base della decisione c’è un principio molto concreto del diritto condominiale: quello del pari utilizzo dei beni comuni, previsto dall’articolo 1102 del codice civile.
Tradotto nella pratica quotidiana: ogni condomino può usare il tetto, ma senza impedire agli altri di fare lo stesso. E proprio in questa logica si inserisce anche l’articolo 1122-bis, che consente l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, purché vengano rispettati gli equilibri del condominio.
L’assemblea, quindi, non può vietare arbitrariamente il fotovoltaico, ma può intervenire per stabilire modalità e limiti, soprattutto quando lo spazio è condiviso.
Quando impugnare una delibera non serve
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza riguarda l’idea stessa di impugnazione. Il giudice sottolinea che non basta essere contrari a una decisione per portarla in tribunale. Serve un danno concreto.
Richiamando anche la posizione della Corte di Cassazione, il Tribunale ribadisce che se la delibera non blocca davvero l’installazione e non provoca un pregiudizio reale, allora non c’è interesse ad agire.
Nel caso specifico, il condomino non è riuscito a dimostrare alcuna lesione concreta dei suoi diritti. Risultato: ricorso respinto e spese legali a suo carico.
Cosa cambia per chi vuole installare il fotovoltaico
Questa decisione non limita il diritto al fotovoltaico, ma lo riporta dentro una logica più ampia. Installare pannelli resta possibile, ma non significa poter usare liberamente tutto il tetto.
Chi vive in condominio deve fare i conti con tre elementi:
- il rispetto degli altri condomini
- la disponibilità reale dello spazio
- le regole stabilite dall’assemblea
In sostanza, il diritto individuale esiste, ma viene bilanciato con quello collettivo.
E forse è proprio questo il punto più concreto che emerge dalla sentenza: il fotovoltaico nei condomini non è più solo una scelta tecnica o economica, ma diventa una questione di convivenza. E quando si entra in questo terreno, le regole contano quanto — se non più — della tecnologia.








